Dungeons and Dragons

D&D, non solo un gioco di ruolo.

Per chi non lo conoscesse, D&D, il famosissimo Dungeons and Dragons, è un gioco di ruolo fantasy creato da Gary Gygax e Dave Arneson e pubblicato per la prima volta nel gennaio del 1974 dalla Tactical Studies Rules, compagnia fondata dallo stesso Gygax.  Molti non lo conoscono e chi conosce solo la sua dicitura ma non ha mai giocato, sottovaluta il potere di un tale passatempo che si dimostra per tutti un gioco affascinante e ricco di sorprese, dove il destino finale è donato e dimostrato solo dai Dadi del gioco stesso.
Ma D&D non è solo uno svago con il quale ci si addentra attraverso una campagna semplice o complessa che sia. Esso infatti ha delle regole da far rispettare a tutti i venti milioni di giocatori, se non di più, che vogliono scegliere la razza del loro personaggio, la mappa e pregustare le varie vittorie e i vari bonus donati dal Master. Quest’ultimo è forse il portatore più importante di tutto il gioco, quello che deve possedere la giusta immaginazione e il corretto garbo nel creare suspense e colpi di scena per rendere intrigante la trama e stupire i giocatori che seguono la sua storia. Esistono persino vari manuali che spiegano nel dettaglio le razze dei personaggi giocabili e quelli accessibili solo al Master, vendibili singolarmente o in un pack completo con delle raffigurazioni e spiegazioni eccezionali. Tra il manuale del giocatore e il manuale dei mostri, probabilmente tutti si innamorerebbero di un gioco simile. All’inizio potrebbe sembrare molto complicato a causa delle regole dei Dadi, unici strumenti fondamentali per lasciare che il Master faccia seguire un filo logico durante la sua campagna. Ma una volta completato ciò che potrebbe sembrare difficile, il resto è tutto in discesa.
Oltretutto, durante questo periodo che ancora non ci lascia vie di fuga accessibili per la completa libertà, molti consiglierebbero, attraverso Skype, Meet o Duo Zoom, le più famose piattaforme utilizzabili per video chiamate e video conferenze, di approfittare della sovranità del micidiale CoronaVirus e diventare per qualche ora totalmente spensierati con i propri amici e parenti. D&D lascia spazio a quelle persone che non sapevano di possedere tanti talenti, come la recitazione, l’immaginazione, la memoria, l’astuzia e la grinta necessaria per affiancarsi ad altre sei persone con le quali interagire e terminare un’avventurosa campagna nel mondo più fantasy che esista. Infatti, durante le ore di gioco chiamate “sessioni“, bisogna ruolare il personaggio creato con tutte le tecniche di recitazione. Il cambiamento di voce è uno tra questi, persino il portamento e lo sguardo sono di fondamentale importanza per entrare nel vivo del personaggio da gestire e da far rispettare. Probabilmente D&D è uno dei pochi giochi più semplici ma dannatamente divertenti.

Giulia Mariniello

“CE LA FAREMO!” DICONO

E poi se ne vanno in giro

In questi giorni, in questi mesi, in quest’anno disarmonico ognuno di noi, sopratutto nel nostro bel Paese, deve rimanere a casa per contribuire ed aiutare i medici in prima linea che osservano tutti i giorni il mondo circostante da un ospedale. Molti degli ospedali in tutta Italia stanno terminando i posti letto a causa dei nuovi contagiati che, nei precedenti 14/15 giorni sono stati a contatto con individui positivi o perché, per l’appunto, non hanno rispettato le regole ben descritte e messe in chiaro anche dalla TV. Eppure, nonostante le pubblicità a scopo sanitario e anti contagio che ogni secondo vengono mandate online o in diretta televisiva, molti ancora non capiscono che il minimo errore è fatale per giocarci la vita.

CHI SE NE FREGA! TANTO SU DI ME NON SI RIVELA!

Ecco ciò che molti pensano.
Troppi giovani e sopratutto troppi anziani escono dalle proprie case come se nulla fosse, come se al di fuori della propria dimora non ci fosse un’emergenza che sta colpendo tutta l’Italia. Questa quarantena per alcuni insopportabile ha fatto diventare all’improvviso la metà degli italiani un popolo di ginnasti, un popolo ricco di sport, un popolo ricco di maratone quando non riuscivano a fare un passo neppure per una corsetta verso la prova costume. Nonostante ogni medico, virologo, epidemiologo e lo stesso Giuseppe Conte abbiano ribadito di indossare le mascherine anti-contagio, molti se ne fregano perché pensano di possedere anticorpi miracolosi che permettono loro di sfuggire al pericolosissimo Corona Virus.

QUANDO LA REALTA’ SUPERA LA FANTASIA

Quanti sono i film citanti virus terrificanti che hanno abbattuto intere Nazioni? Da “Io sono leggenda” alle pellicole più eclatanti che ci hanno coinvolti in questi giorni pensando alla fine dei tempi. Molti però pensano di vivere per davvero in uno di quei film disastrosi, dovendo quindi percorrere le strade più brevi per sopravvivere. La maggior parte delle persone crede ancora che i supermercati da un giorno all’altro possano terminare tutte le scorte e che da un giorno all’altro i viveri più importanti possano svanire nel nulla. Eppure in televisione lo stesso Giuseppe Conte ha ribadito che queste grandi catene non termineranno il loro lavoro per riempire ogni scaffale di ogni reparto. Dunque perché coloro che fanno le file presso il Conad o Esselunga hanno così tanta fretta di entrare? Alcuni video sui social hanno mostrato quanto l’ignoranza, unita alla paura, possano far sfociare nelle persone un istinto di sopravvivenza da creare una rissa difronte ad un luogo in cui TUTTI possono entrare, rispettando ovviamente le regole.

UN CAPITOLO BIBLICO

Vi ricordate ai tempi di Mosè quando Dio mandò l’angelo della morte in Egitto? Egli disse a tutti di rimanere a casa e di spargere sul fronte della porta d’ingresso il sangue di un agnello. Ora pensatela come se i medici in prima linea fossero Mosè. E pensate al Corona Virus come se fosse l’angelo della morte. Il faraone non ha rispettato questa prevenzione. Cos’è successo? Suo figlio ha perso la vita.

SOLO QUANDO CI SCAPPA IL MORTO

Dobbiamo dire la verità, il nostro Paese ha questo piccolo difetto : Solo quando accade qualcosa di tragico allora si prendono provvedimenti.
Stessa sorte sta capitando in questi giorni e nei mesi passati che tutti pensavano di poterla scampare solo perché giovani, solo perché pensavano di essere diversi. Molti di quei ragazzi che sono comparsi anche sui telegiornali e che hanno detto : “io a venticinque anni non mi rinchiudo in casa”, adesso hanno i propri genitori, nonni o amici all’ospedale perché non hanno rispettato ciò che per loro era una lettera di clausura. Perché dunque dobbiamo rischiare di perdere una persona cara a causa della nostra testardaggine? Perché dobbiamo rischiare di contagiare noi stessi a causa di piccole accortezze mancate e poi espandere il virus a persone che neppure conosciamo? Chi ha perso lo ha capito e sa più di tutti che restare a casa è fondamentale!
Uno sfogo dei social più che acclamato è : “Ai nostri nonni hanno chiesto di andare in guerra. A noi stanno chiedendo di restare sul divano”
Pensateci.

LA NOIA IN QUESTI GIORNI VI ABBATTE? NESSUN PROBLEMA

In questi giorni spopolano sui social centinaia di video di balconi ricchi di persone che cantano con i propri vicini, persone che neppure avevano visto in tutti gli anni passati in quel quartiere ma che adesso pian piano stanno sbocciando come nuove amicizie. Questo è uno dei tanti svaghi che si possono creare anche per ridere e scherzare, cantare sigle dei vecchi cartoni animati o semplicemente urlare al vento il proprio nome.
Molte ragazze però si vergognano di uscire allo scoperto e far sentire la propria voce, stonata o intonata che sia. Dunque perché non provare nuovi make up?
Il fine settimana, prima della diffusione di questo terribile Corona Virus, le città si riempivano di giovani che uscivano e si divertivano tra loro. Questo periodo di quarantena potrebbe essere utile alle piccole donzelle che non sanno cosa fare durante il giorno perché non tutte hanno una console con cui svagarsi o giocare online. Approfittate dei giorni a casa per provare nuovi Make Up utilissimi e perfetti per il vostro viso. Potreste scoprire che un rossetto viola potrebbe starvi meglio di un rossetto rosso, unito magari ad un fondotinta più chiaro. Stessa sorte vale per quelle ragazze che hanno sempre pensato di iscriversi in palestra. Questi giorni di quarantena utilizzateli per crearvi una palestra tutta vostra nella propria stanza, magari una volta terminato questo disarmonico e disastroso periodo, uscirete dalla vostra dimora e il ragazzo che vi è sempre piaciuto potrebbe ricambiare i vostri sentimenti.
Ciò che vale per il sesso femminile, vale per il sesso maschile.
Grazie alle tante piattaforme aggiornate come Netflix, Prime Video o il nuovissimo Disney+, i maschietti hanno tante motivazioni per rimanere a casa e guardare serie TV o film dal 1990 in poi. Probabilmente con la serie JoJo di Netflix resterete a casa anche dopo il fatidico Corona Virus perché non riuscirete più a staccare gli occhi dalla genialità del creatore di Jonathan Joestar.
Ricordatevi che se non siete nel cerchio dei medici, dei corrieri, dei cassieri o degli operai in un supermercato, STATE A CASA!

Giulia Mariniello

MY HERO ACADEMIA

Un manga che può insegnare

Per chi non lo sapesse e per chi avesse intenzione di vederlo nei prossimi giorni, My Hero Academia è una serie televisiva Anime basata sul Manga scritto e disegnato da Kohei Horikoshi, un fumettista giapponese che ha portato sugli schermi di tutto il mondo la sua creazione dal 2014.
La serie è ambientata in un mondo in cui i supereroi sono all’ordine del giorno grazie ai poteri sovrannaturali che ogni essere umano nel raggio di tutto il globo possiede dai quattro anni in poi. Queste straordinarie capacità vengono soprannominate : “Quirk”
Uno di loro però, proprio il protagonista, nonostante avesse passato il quarto anno di età non riesce a far sbocciare quel potere che pensava fosse assopito in lui e che quindi lo avrebbe reso il perfetto eroe di quartiere. Egli è Izuku Midoriya, uno dei pochissimi bambini in tutto il mondo fantasy di My Hero Academia che non è in grado di utilizzare il Quirk perché, per l’appunto, non ne possiede uno.
Questo però non abbatte l’animo giovane ed intrepido del ragazzo che ogni giorno supporta ed ammira il suo eroe preferito, il grande e fortissimo All Might. Per chi crede o supponga che questo sia il classico anime picchiaduro, sentimentale o antagonistico, deve anche credere che ha un profondo legame con la realtà che, purtroppo, spezza tanti sogni e progetti di giovani ragazzi consapevoli di poter dare e fare tantissimo.
Midoriya è il rarissimo ragazzo che nonostante le sue difficoltà mette tutto sé stesso per ottenere ciò che desidera, anche se alcune volte ottiene molte ed irreparabili delusioni. Malgrado questo però egli non smette neppure per un momento di credere nel suo sogno, quello di diventare il più forte ed imbattibile eroe di tutti i tempi. E proprio la sua forte volontà e il suo forte spirito attirano l’attenzione di All Might, l’eroe numero uno di tutto l’anime. Forse qui entra in gioco ciò che colpisce i ragazzi nella società effettiva, ovvero che nonostante lo studio, i corsi e i sacrifici fatti per ottenere quell’obiettivo, molto spesso vengono messi al secondo posto a causa della concorrenza di quegli individui che non meritano nulla ma possiedono un bel calcio nel sedere per entrare a far parte di un’azienda o un posto di lavoro per il quale alcuni, per entrarvi, hanno veramente speso tanto tempo sui libri o fatto sacrifici tra corsi e tirocini.
All Might infatti ha donato il suo potere chiamato “One For All” al suo allievo Midoriya perché quest’ultimo, grazie ai profondi sforzi e ai suoi determinati valori, si è guadagnato il rispetto e la stima da parte del suo eroe preferito. Oggi, sopratutto in Italia, se in famiglia non c’è colui che aiuta il figlio, il nipote o l’amico ad entrare in un’azienda o addirittura nelle forze armate, siamo sicuri che la maggior parte delle volte non riusciremo ad ottenere il nostro obiettivo che fin dall’infanzia ci eravamo prefissati.
In My Hero Academia tutti hanno già un potere da mostrare e da coltivare e quindi la vita di quei personaggi è più facile se non completamente realizzabile. Izuku Midoriya invece deve lottare e sacrificare sé stesso per ottenere ed esaudire il suo più grande desiderio. Io stessa durante gli anni di scuola ho dovuto affrontare un episodio simile con un ragazzo più volte bocciato negli anni precedenti, ma che è stato facilmente chiamato da un’importante azienda farmaceutica quando io ed i miei compagni di classe abbiamo dovuto studiare e fronteggiare i cinque anni dell’istituto superiore.
Con questo vorrei dire a tutti coloro che sperano di entrare a far parte di una delle più famose editorie italiane o in una qualsiasi azienda che merita la vostra attenzione di non arrendersi mai, neppure quando le delusioni più grandi abbatteranno il vostro animo fino a mettervi al tappeto. Ricordatevi che Midoriya nonostante prima fosse un ragazzo gracile e piagnucolone, è diventato ora uno dei più impavidi ed amati eroi nella storia di tutti gli anime. Sognare non è da bambini. Sognare è rendere sé stessi un “qualcuno” che potrebbe cambiare, in un futuro, la storia del nostro Paese.

Giulia Mariniello

DRAGONBALL

Non solo un cartone animato

Tutti almeno una volta abbiamo provato a creare tra le nostre mani un’onda energetica per scagliarla contro i nostri nemici in una fantasmagorica battaglia all’ultimo sangue. Tutti almeno una volta abbiamo provato ad alzare due dita e far saltare in aria il palazzo circostante alla nostra dimora per dimostrare di essere il più forte. E tutti almeno una volta abbiamo provato a teletrasportarci da un posto all’altro in pochissimi millesimi o, ancor meglio, a trasformarci nello strabiliaaaante Super Saiyan.
La storia di questo capolavoro animato la conoscono tutti, tra social e bizzarre storie avvincenti create dal geniale Akira Toriyama, illustratore e scrittore del Manga, portano tra i lettori le vicende che i personaggi principali devono affrontare. Chi ama l’ingenuo ma impavido Goku, chi impazzisce per l’orgoglioso principe dei saiyan, Vegeta e chi invece va matto per la pacatezza e serietà del nostro amato Namecciano, Yunior.

Esistono però molti segreti sotto lo sfondo avvincente e alcune volte violento del nostro cartone animato preferito, segreti che forse alcuni non hanno mai appreso con chiarezza o forse non hanno mai osservato con la stessa attenzione. Probabilmente l’emozione della prima trasformazione di Goku o quella di Vegeta contro il cyborg 19 ha totalmente annebbiato alcuni aspetti che nelle precedenti o future saghe, in ambiti molto concreti e travestiti, hanno cercato di insegnare.
Nella stessa saga, infatti, durante lo scontro avvenuto tra Gohan e il micidiale Cell nella sua forma perfetta, tutti i lettori del manga al tempo e gli spettatori della tv oggi, sono rimasti letteralmente impressionati e sbalorditi dalla forza incredibile del figlio di Goku che a quel tempo era solo un ragazzino. Egli infatti divenne il più forte dell’universo grazie al suo potere del SuperSaiyan di secondo livello. Nonostante l’impellente desiderio di sconfiggere l’Essere Perfetto però, Gohan cominciò ad esitare collocando nei cuori dei suoi amici paura e confusione. Questo portò, come tutti sanno, al sacrificio di suo padre che divenne uno dei più emozionanti momenti nella storia di DragonBall. Tutto questo, ad ogni buon conto, potrebbe avere un piccolo segreto in sottofondo. Ciò che Akira Toriyama ha disegnato e proiettato nelle case di tutto il mondo potremmo anche vederlo come un insegnamento per la realtà che ci circonda. Quanti sono i genitori che dovono pagare gli errori dei propri figli quando questi commettono atti insensati o poco ortodossi? Molto spesso l’orgoglio e la sfacciataggine dei ragazzi mettono in difficoltà gli adulti che devono prendersi le responsabilità dell’accaduto. Un bulletto di un istituto, ad esempio, è il tipo di dimostrazione più eclatante per sperimentare quanto un genitore debba sacrificarsi a causa del mancato buon senso di suo figlio, dovendo quindi affrontare, nei casi più gravi, insidie in un tribunale o contro i parenti del “perseguitato”.
Come si suol dire, “dagli errori si impara”. Ma meglio evitare di sacrificare qualcun altro per la nostra dissennatezza o imprudenza.
Il mondo di DragonBall però, fantastico com’è, riesce sempre a strapparci un sorriso grazie anche alle possibilità donate ai defunti di tornare nel mondo dei vivi anche se con un’aureola dorata sulla testa.
Tornando al nostro impavido e giovane Gohan, nonostante fosse diventato il più forte dell’universo, indubbiamente anche più di Freezer, egli aveva paura di sua madre Chichi che, come al solito, lo costrinse a tornare sui libri di scuola.

Qui entra in gioco anche un altro fattore che il geniale Toriyama ha voluto insegnare. Dopo le fantastiche avventure di DragonBall Z e le vicende emozionanti di DragonBall GT, il Gohan che tutti conoscevano scomparve completamente nella nuova saga di DragonBall Super. Molti si erano lamentati del cambiamento del ragazzo e molti speravano tornasse come il vecchio ragazzino che sconfisse l’Essere Perfetto. Tuttavia le gesta di Chichi di far diventare suo figlio Albert Einstein hanno un fondo di insegnamento che forse con un cartone animato importante come questo potrebbe aiutare molti ragazzi a vedere la scuola in modo diverso : La cultura rende liberi. La cultura spaventa gli altri. La cultura vince sull’ignoranza.
DragonBall insegna che se si vuole ottenere qualcosa bisogna combattere per averla, così come il nostro amatissimo Goku che si spinge oltre la gravità della Terra per ottenere la forza che desidera. Ma questo cartone animato insegna anche che senza lo studio e senza una formazione adeguata non conosceremo mai ciò che ci circonda, neppure le parole descritte alla perfezione su un vocabolario. Ricordiamo tutti quando Chichi rammentò al suo amato saiyan, negli episodi dopo il torneo della prima serie, che le aveva promesso di sposarla. Ciò che più ci fece ridere era proprio l’ignoranza di Goku nel chiedere al suo migliore amico, Crilin, cosa significasse la parola “consorte”. Questo è una riminiscenza assai divertente, ma ci fa capire quanto lo studio sia importante per evitare di rimuginare nell’ignoranza sopratutto per le cose più basilari.

Un ultimo aspetto doveroso da far notare è la profonda amicizia che unisce Gohan e Yunior dalla seconda serie in poi che ha fatto emozionare milioni di persone, ragazzi e ragazze. Nella vita reale, quella che ci circonda, molto spesso dichiariamo un individuo discordante o repellente solo perché è di un’etnia diversa, di razza differente dalla nostra o perché il colore della pelle non rispecchia la nostra personalità. Yunior e Gohan insegnano che queste ostilità, avversioni e disprezzi verso qualcuno con gusti e costumi diversi dai nostri non devono esistere. Molto spesso l’amicizia che può nascere tra due individui di stessa etnia potrebbe essere più debole rispetto all’affetto e alla stima tra due persone totalmente differenti, forse proprio perché ognuno dei due ha da insegnare all’altro.
Stessa sorte d’insegnamento nasce tra il principe dei saiyan Vegeta e la sua adorata mogliettina Bulma. Probabilmente questa coppia ha più valore di quanto si pensi sia negli affetti che nell’amore. Vegeta è fin troppo orgoglioso sia con sé stesso che con gli altri ma quest’ultimo mette da parte questa emozione per il bene di tutti e per evitare la lontananza dei suoi cari.
Nella vita reale, infatti, molto spesso per il proprio orgoglio ci si dimentica che restando sulle proprie opinioni e obiezioni potremmo rischiare di perdere le persone che amiamo e che ci amano solo per guadagnare quella ragione che ci fa sentire più forti e consapevoli, nella nostra ignoranza, di aver ottenuto una vittoria sbagliata.
Come detto prima, DragonBall non è solo un cartone animato. Forse è proprio grazie ai suoi insegnamenti che i giovani possono trovare la bellezza in quelle cose apparentemente noiose o fin troppo faticose. Ma dopotutto il geniale Akira Toriyama ha fatto un ottimo lavoro per rendere questo mondo, anche se di poco, un posto migliore.

Giulia Mariniello

IL SIGNORE DEGLI ANELLI

Un capolavoro Tolkieniano

John Ronald Reuel Tolkien
Il 3 gennaio del 1892 nasce un filologo, un glottoteta, un accademico e un linguista britannico. La sua storia ha radici antiche e descritte sulle più popolari riviste d’Inghilterra e in quelle di tutto il mondo. Nonostante siano passati anni dalla sua dipartita questo genio della scrittura ha segnato nei cuori e nelle immaginazioni di tutti un valore inestimabile tra i suoi racconti e tra le vicende che lui stesso, da protagonista, ha vissuto. Nel 1915 infatti, quando scoppiò la prima Guerra Mondiale, egli si arruolò come volontario nei Lancashire Fusiliers, il reggimento di fanteria dell’armata britannica. Durante i mesi passati in trincea però, egli ebbe un grave malanno che gli consentì il ritorno in patria.
Ma malgrado quell’evento sventurato e malgrado la guerra in corso gli era stato concesso una seconda possibilità, forse proprio per dimostrare al mondo intero e alle future generazioni quanto un colosso della letteratura come lui potesse dare attraverso i propri libri e attraverso i suoi insegnamenti ciò che tutt’oggi conosciamo e condividiamo tra social e librerie. E probabilmente è proprio grazie a lui che la nostra fantasia oggigiorno sia così ampliata. La sua opera pubblicata nel 1955 ne è la prova : Il Signore degli Anelli.
Un romanzo high fantasy epico che possiede più significati di quanto non sembri.
Dal libro ai fumetti, dai fumetti al gioco, dal gioco al film.
-La compagnia dell’Anello
-Le due Torri
-Il ritorno del Re

Nove ore totali di pellicola con migliaia di scenari differenti, con migliaia di stili e linguaggi unici e storie dei personaggi che lasciano un segno indelebile. Tutti sanno che il protagonista, Frodo Baggins, assieme a suo zio Bilbo Baggins, ne passano di tutti i colori fra parenti ed amici, sopratutto quando il grande tesoro di Sauron raccoglie l’attenzione dei Nove spettri oscuri, i Nazgul.
Vicende clamorose e ricche di suspense, combattimenti in pieno stile Tolkieniano e decine di razze differenti. Un capolavoro straordinario che ancora oggi, nonostante gli anni, è definito una delle migliori stesure al mondo. Eppure tra spade, archi e guerre, ci sono significati così simbolici che hanno la capacità di insegnare a chi legge il libro o si gode il film, qualcosa che potrebbe cambiare la propria vita. L’esempio probabilmente più affascinante è l’amicizia.
Frodo Baggins e Samwise Gamgee sono la dimostrazione più eclatante tra tutti : Nonostante tra i due alberghi il vigliacco ed orripilante Gollum, Sam compie di tutto per salvare la vita del suo amico anche quando quest’ultimo lo ritiene un traditore ed un villano. Nonostante la missione di portare l’anello al Monte Fato per distruggerlo non sia nei piani di Samwise Gamgee, questo, per amicizia che lega i due, si sacrifica per adoperarsi del peso di entrambi e per aiutare il suo migliore amico con il proprio sacrificio. Nella realtà questo sarebbe un significato da condividere in pieno, perché oggi l’amicizia può spezzarsi di punto in bianco anche per aver distrattamente fatto cadere il cellulare dell’altro sul pavimento.
Un altro e straordinario valore che la serie Tolkieniana ha voluto diffondere è l’Amore :
Aragorn e la bellissima figlia del Re Erlond, Arwen, donano grande importanza al sentimento reciproco, significato ampliato date le due razze differenti : Un umano ed un elfo.
Nonostante l’elfa sia immortale, ella per amor suo sacrifica sé stessa per avere una vita normale e quindi con anni contati per poter morire assieme al suo amato e futuro Re. Oggigiorno, purtroppo, il sacrificio reciproco per rendere felice l’altro o per sacrificare una parte di noi stessi con il risultato d’amare all’infinito, è quasi giunta al termine. Se un sentimento forte come quello dei personaggi dell’immaginario mondo di Arda fosse reale, probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore.
Un’altra accezione rivelata nel capolavoro di Tolkien, è la Guerra :
Molti esultano durante le scene in cui il vecchio stregone Gandalf fa la sua comparsa per aiutare l’esercito del Re Théoden, ma in quanti possono carpire le gesta di tutti?
Nonostante la morte abbia soffocato la vita di migliaia di umani, elfi e razze più deboli come gli Hobbit di Hobbiville, il trionfo è andato in favore della giustizia, del bene, dei riusciti :
Perché senza sacrificio non c’è vittoria.
Oggigiorno, purtroppo, molti dei giovani e meno giovani credono di poter arrivare al successo senza fare nulla, restando nelle proprie case a giocare con una console o con un pc e sperare di essere conosciuti o avere qualche carta importante fra le mani. Il sacrificio di doversi rimboccare le maniche molto spesso è più che sgradito per mancanza di voglia o per evitare delusioni che però possono portare al successo.
Si potrebbe andare avanti all’infinito per raccontare i significati di una stesura importante come “Il Signore degli Anelli”. Ma con questi brevi ed accentuati esempi si possono rivedere alcune cose sotto un’altra prospettiva che, come detto prima, potrebbero cambiarvi la vita.

Giulia Mariniello

QUANDO LA CULTURA ERA LA PIU’ FAMOSA

Da Giovanni Falcone ad un riccio che gode.

Da YouTube a Facebook, da Instagram a Twitter.
Come sappiamo tutti, i giovani di questa generazione passano molto tempo a guardare lo schermo del proprio telefono cellulare per osservare e condividere le notizie più sciocche o quei MeMe (immagini a sfondo ironico) che lasciano la distrazione nelle menti più ingenue, o magari solo per staccare la spina da una giornata rabbiosa o poco stimolante.
Da un lato è giusto potersi svagare su commenti divertenti, su fotografie accattivanti o su un video in cui delle povere persone ignare di scherzi troppo crudi o violenti stiano per saltare sul posto dallo spavento. Da un lato è giusto poter ridere sulle battute esilaranti degli altri, su fraintendimenti di alcune canzoni americane o semplicemente su un profilo Facebook per osservare alcune delle immagini ridicole che postano sulla propria Home. Ciò che però non è giusto è divulgare una frase insensata e passarla come fosse la migliore mai detta nell’arco dei due secoli precedenti.
Ciò che non è giusto è dimenticare quelle persone che non solo hanno pronunciato una frase da ricordare negli anni, ma hanno fatto la storia nel nostro Paese rimettendoci anche la vita.
Ciò che non è giusto è ignorare quelle persone che tutt’oggi dovrebbero essere ricompensate anche con l’invito presso lo studio di “Pomeriggio 5”, per lo meno il VERO talento o le VERE e SENSATE divulgazioni possono sparpagliarsi più velocemente e andando quindi a infestare le Home o il Feed dei due colossi del Web.
Mettersi in ridicolo con un costume o sparpagliare come mangime parodie senza significato è un insulto a coloro che davvero dovrebbero essere conosciuti, che davvero dovrebbero essere premiati. Purtroppo quello che alcuni non riescono a comprendere è che più le visualizzazioni crescono e danno quindi importanza al soggetto in questione, più queste ultime faranno divenire famosi coloro che neppure han mai sentito parlare di Giovanni Falcone o chi, nel tempo passato, ha scritto la storia che ha fondato le radici di questa meravigliosa Nazione.
Citiamo con tutto il dovuto rispetto che essendo questo un Paese democratico, il parere personale, così come le opinioni di tutti, possono essere diffuse tranquillamente con le dovute maniere, con i dovuti riguardi e senza, quindi, andare a toccare l’orgoglio di alcuni e la personalità di altri.

Giulia Mariniello

Instagram, Facebook, Twitter

Social così utili quanto pericolosi.

Tre mezzi di comunicazione, un grande complesso generale che aiuta migliaia di persone ad interagire tra loro a causa della distanza o semplicemente per puro svago e divertimento, tra video ed immagini significativi e qualche spruzzo di fantasia tra frasi e pensieri. Tre singoli social con migliaia di gruppi, pagine e hashtag per giovani e meno giovani, qualche riunione su una chat di classe o idee fotografiche divertenti, i così detti MeMe infiniti. DragonBall, Onepiece, My Hero Academia, Attack on Titan e tanti altri anime (cartoni animati) che si possono trovare su questi tre colossi del web, andando a spulciare qualche immagine amorosa tra Chichi e Goku, una emotiva di All Might e Midoriya, o il sangue spruzzante durante la trasformazione di Eren Yeager nel suo splendido e tenace gigante. Nonostante alcuni osservino solo l’aspetto più tenue e pacato di Facebook, bisogna però ricordare che è un mezzo di comunicazione anche per le brutte notizie, per le forti fotografie ad impatto emotivo o per quello che realmente accade nel mondo. Molti video o gif (immagini in movimento) non sono stati censurati proprio per diffondere con chiarezza quello che accade attorno a noi. Un esempio lampante è il bullismo.
Alcuni filmati diffusi sul web e finiti sui tre social che oramai tutti nel nostro tempo continuano ad utilizzare, mostrano con trasparenza quanto un ragazzo o una ragazza vengano presi di mira soltanto per pavoneggiarsi sul proprio profilo e, quindi, cercare di farsi rispettare e temere da chiunque con azioni riprovevoli. Ciò che più disturba però sono proprio coloro che filmano l’accaduto, quelli che dovrebbero essere i primi a fermare la diffusione di tali atti e per fermare la catena di comando che, purtroppo, tende ad espandersi sempre di più. Un esempio che ha colpito tutti è la vicenda agghiacciante della giovane Carolina Picchio. Nonostante avesse un’intera vita davanti a sé, la quattordicenne decise di spezzarla gettandosi dal balcone di casa sua nel cuore della notte. Questo perché nei giorni precedenti le riprese fatte a quest’ultima nella casa di un suo amico mentre lei era, purtroppo, ubriaca, hanno dato voce ai mal pensati e alle persone ignoranti. La sera in cui il video divenne virale, la ragazza osservò basita e disgustata i commenti ricevuti da persone che neppure conosceva e che mai aveva visto dal vivo o parlato in una chat privata. La giovane Carolina, dunque, amareggiata a causa del suo debole carattere, divulgò un suo personale video in cui le sue parole forti come “Non capisco perché c’è gente così cattiva al mondo”, fecero il loro percorso dando una buona lezione a coloro che in futuro o in quel presente volevano mostrarsi spavaldi e prepotenti con i propri coetanei. Al giorno d’oggi se su Instagram ci si mostra nel modo più provocante possibile allora tutti, sopratutto i ragazzi, non destano alcun tipo di offesa. Se ci si mostra nel modo meno appariscente possibile allora i commenti di cattivo gusto arriveranno sempre, andando a colpire quel piccolo dettaglio che neppure il pubblicatore aveva notato. Se ci si dimentica di modificare una fotografia per eliminare un rotolino sull’addome, gli insulti da parte di individui mai conosciuti prenderanno il sopravvento nella sezione “commenti”. Se invece una bella ragazza mette in mostra il proprio décolleté o il suo fondo schiena senza pudore, i complimenti saranno i primi ad arrivare. Nella vita reale il bullismo è unito al cyber bullismo e insieme formano una squadra distruttiva per radere al suolo l’autostima di una persona, sopratutto se questa ha un carattere differente da chi è forte di spirito. Instagram, Facebook e Twitter non sono stati creati per deridere altre persone o per pubblicare opinioni irrispettose. Vorremmo ricordarvi che quegli “amici” della giovane Carolina Picchio, tutt’oggi sono convinti di avere una coscienza pulita e di non aver fatto nulla di male quando avrebbero DOVUTO evitare di diffondere immagini in cui la loro amica stava per perdere i sensi e invece di aiutarla, l’hanno usata per imitare atti sessuali.
Pensate prima di agire perché un giorno dovrete combattere contro gli errori del passato che probabilmente vi tormenteranno per il resto della vostra vita.

Giulia Mariniello

CORONAVIRUS

Nonostante l’emergenza, l’ignoranza persisteva.

Marzo 2020…
Un mese ricco di suspense, paura, voglia di fuggire ma sopratutto, e purtroppo, un mese ricco di ignoranza. L’emergenza persisteva eppure l’ignoranza faceva il suo corso nonostante la storia passata, nonostante gli eventi passati, nonostante le guerre che vinte o perse, hanno unificato tutte le Nazioni, tutti i cittadini, l’intera popolazione.
Ma nell’anno 2020, nel mese di marzo, tutti sembravano come impazziti. Dopotutto marzo è pazzo, no?
Ma quel famoso detto doveva essere pronunciato perché il clima diventava folle, perché i fiori potevano sbocciare e poi ritornare sotto terra, perché un giorno sembrava estate pura, l’altro un inverno gelido e secco. Un giorno si poteva andare al mare per il sole cocente, l’altro si doveva restare a casa per via di un monsone che spuntava nel cielo. Eppure nell’anno 2020, nel mese di marzo, non era il clima l’impazzito.
L’ignoranza persisteva e a causa sua molti cittadini di diversi Paesi si erano scontrati tra loro incolpandosi a vicenda per pulire e cristallizzare la propria coscienza. Eppure nessuno di loro poteva espiare le colpe, nessuno di loro poteva definirsi diverso dal Paese infetto perché le offese c’erano ed erano riprovevoli.
L’ignoranza persisteva e a causa sua tutti si erano dimenticati che nonostante la propria terra natia, eravamo cittadini e figli di tutto il mondo. Nonostante la tragedia che ha colpito un capolavoro come la Cattedrale di Notre-Dame, tutti si erano messi all’opera per aiutare e per essere più forti gli uni con gli altri, senza secondi fini, perché tutti siamo uguali, perché tutti siamo umani.
Eppure l’ignoranza persisteva e nell’anno 2020, nel mese di marzo, il mondo stava cominciando a sfasciarsi a causa delle offese, delle critiche, delle attenzioni verso un popolo che non aveva colpe, ma era stato dipinto come un portatore impuro, bisunto e imbrattato di una terribile malattia. E nel mese precedente a marzo, purtroppo, come degli stupidi e ricolmi d’ira ed ingiurie, eravamo caduti nella trappola del diavolo per odiarci a vicenda a causa di una buona pizza margherita ben cotta, ma piena di germi.
Nell’anno 2020, nel mese precedente a marzo, l’ignoranza persisteva malgrado la situazione critica. Studenti e disoccupati continuavano a divertirsi comunque nonostante alla tv gli intubati e i moribondi crescevano perché il loro motto era : “Tanto su di me non si rivela!”
Ma nell’anno 2020, nel mese di marzo, tutti avevano capito l’emergenza solo quando in televisione il premier Giuseppe Conte si era fatto avanti per firmare un pezzo di carta bianco con un titolo spaventoso : Tutta l’Italia è in zona rossa.
Eppure l’ignoranza persisteva perché molti dei giovani, dei meno giovani e famiglie intere decidevano di uscire comunque nonostante la necessità e l’obbligo di stare a casa, nonostante i morti citati nei telegiornali, nonostante gli studi televisivi vuoti, nonostante i nuovi contagiati e nonostante tutte quelle cattive ed oppressive notizie.
L’anno 2020 era stato definito come un capitolo biblico a cui nessuno interessava perché l’ignoranza persisteva, perché non c’era responsabilità, perché nessuno pensava al prossimo, perché tutti credevano di non poter finire tra le braccia gelide di Thanatos che rappresentava la morte eterna.
Chi ha perso lo aveva capito, chi non ha perso non lo ha mai fatto. Ma la maturità e la consapevolezza dei propri comportamenti in situazioni critiche come quella dell’anno 2020, dimostravano con efficacia e chiarezza perché nel mese di marzo la primavera non era più la stessa.

Giulia Mariniello

Quando il GIOCO non è più un GIOCO

La realtà virtuale contro la realtà reale.

Call of Duty, Battlefield, Sniper Elite, God of War e i micidiali combattenti di Mortal Kombat, sono tutti giochi che dalle prime Playstation ed Xbox hanno accompagnato giovani di entrambi i sessi dai primi tempi in cui questi capolavori sono stati creati. Apprese le dinamiche e l’utilizzo del joystick, il giocatore non deve far altro che scoprire le mappe del gioco attraverso il personaggio in prima o in terza persona. Alcuni dei gamer si adoperano di una console e di un dischetto per puro divertimento, per puro svago o per fare nuove amicizie giocando online, dimostrando nella realtà che la storia appena completata non era altro che un trastullarsi con armi virtuali o pugni e mosse speciali astratti, ma più che divertenti.
Questo accade per la metà dei giocatori. Ma per l’altra metà invece?
Molto spesso alcuni dei professionisti nei giochi di guerra, sparatutto o picchiaduro, confondono la realtà reale che li circonda con la realtà virtuale. Mortal Kombat è uno dei più famosi picchiaduro di sempre, unito a Tekken, un capolavoro nato per la prima volta nel 1995 su playstation e sviluppato da Namco, una software house giapponese fondata nel 1955. Call of Duty, uno dei più famosi sparatutto nato nel 2003, è uno dei tanti giochi che ha diffuso nel mondo le drammatiche e vere vicende della prima e della seconda guerra mondiale, cercando di immedesimare il giocatore nei terribili ed agghiaccianti avvenimenti che l’uomo è riuscito a creare. Battlefield, nato nel 2002 per piattaforme windows e simile al precedente citato, mostra e dimostra ciò che la seconda guerra mondiale ha portato negli animi delle persone e negli animi dei paesi che hanno subito affronti gravi, uniti alle morti dei propri cari e alla distruzione di intere Nazioni. Nonostante sia uno dei tanti sparatutto, questo gioco insegna con scene forti, orripilanti, violente ma sopratutto emotive, quanto bisogni evitare di commettere gli stessi errori del passato, quanto l’immedesimazione in quel soldato virtuale possa far capire che l’ignoranza e la violenza non portano altro che conseguenze traumatizzanti e rovinose.
Purtroppo però, malgrado gli insegnamenti che gli sviluppatori di questi giochi hanno voluto diffondere, alcune persone tendono ad immedesimarsi fin troppo in un gioco pressoché violento, ottenendo nella vita reale un’arma in vero ferro e in vero acciaio. Oggigiorno i bambini dai cinque anni conoscono alla perfezione come accendere una console, come usare un joystick e come uccidere i personaggi nemici che tendono ad essere gli antagonisti della situazione, quando a questa età bisognerebbe giocare con coetanei e con un Super Santos, magari nel proprio vialetto di casa. In Texas le armi di prima categoria sono all’ordine del giorno e alcuni degli omicidi sono stati attuati perché molti pensavano di essere il protagonista di una storia fantasy o di un vero sparatutto, con l’ordine da parte di un superiore di entrare in un cinema o in un ristorante ed eliminare completamente la concorrenza per la propria sopravvivenza.
Ricordiamo dunque che un gioco è solo un gioco. Se alla guida del proprio veicolo ci si comporta come un pilota di Need For Speed, allora il gioco non è più un gioco.

Giulia Mariniello

Servizio Civile Universale

Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

Nell’anno 1972, grazie al Senatore Giovanni Marcora, venne introdotto nell’ordinamento italiano con la legge n° 772 il Servizio Civile, previsto come alternativa al servizio militare di leva in Italia e riservato per coloro che si fossero dichiarati obiettori di coscienza. Definito Nazionale ed oggi Universale, il Servizio Civile è per i giovani dai 18 ai 29 anni (non compiuti) un’esperienza di formazione sia personale che professionale.
Dall’anno progenitore di questo progetto, i volontari hanno avuto la possibilità di utilizzare quest’ultimo come difesa della patria, come difesa per i diritti dei cittadini e come promozione della cultura del nostro paese anche all’estero, grazie ai bandi che impegnano i nuovi giovani ad assaporare gusti, costumi e sopratutto le varie difficoltà per cui bisogna impegnarsi ad abbattere per un mondo diverso, un mondo migliore.

Un anno da non perdere

La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi.
Non chiederti: “Chi sono gli altri per essere aiutati?”. Chiediti: “Chi sono io per non aiutarli?”.
La crescita personale e professionale che un anno di servizio civile può regalare diviene più che soddisfacente grazie anche alle diverse responsabilità, alle diverse collaborazioni con coetanei e alle relative conoscenze di nuovi settori che senza un progresso come questo non potevano essere scoperti. Ma oltre ai compiti da svolgere, oltre alla serietà e alla voglia di fare, di creare, di modellare un percorso lungo un anno, cosa c’è nel mezzo?
Le varie testimonianze lo hanno registrato e forse è stato anche più commovente di quanto ci aspettassimo. Le affezioni e le amicizie create, fondate e rese concrete sono state le basi per portare a termine un percorso che all’inizio sembrava possedere un lasso di tempo troppo flemmatico, ma che alla fine si è dimostrato anche troppo breve. Molti hanno confessato che se non fosse stato per il Servizio Civile alcune idee forse sbagliate ed astratte non sarebbero mai cambiate, e senza questo percorso molti dei partecipanti non avrebbero mai avuto la possibilità di conoscere figure importanti e rilevanti nella società che oggi, grazie alla giusta educazione e al garbo corretto, hanno aiutato a concretizzare quei sogni sigillati in un cassetto. Le opinioni e le idee relative al Servizio Civile oggi sono sempre più attive grazie alle ispirazioni più semplici che aiutano il nostro paese anche con le più piccole azioni.
L’aiuto reciproco e il gioco di squadra, fondamenta per il completamento del viaggio lungo un intero anno, possono giovare nel futuro degli aderenti nel mondo del lavoro grazie anche alle varie capacità che si acquisiscono con nuovi compagni, nuovi strumenti e nuovi luoghi. L’esperienza e l’attestazione di un percorso come il Servizio Civile Universale, potrebbe dimostrarsi come una svolta positiva e migliorativa nella vita di chi lo affronta.

Giulia Mariniello

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