Wattpad : Dove le storie prendono vita

Lanciato nell’anno 2006 a Toronto da Allen Lau e Ivan yuen, laureati rispettivamente in Ingegneria elettronica e in Ingegneria informatica, Wattpad ha riscontrato un successo straordinario a partire dagli anni successivi grazie agli investimenti e a coloro che, con fantasia ed immaginazione, hanno cominciato a far accrescere un sito prodigioso dove sono nate le storie che oggi più amiamo.
Con il passare degli anni nacque anche l’applicazione, la quale nei giorni attuali la si può utilizzare dagli smartphone ai computer fissi o portatili compatibili. Oggi, 29/11/2019 si riscontrano sul sito web “Wattpad” un’infinità di storie, dalle più precarie e alla base della formalità, a quelle esperte e complesse che, ritenendosi all’altezza dell’opera, sono state pubblicate anche in forma cartacea grazie agli investimenti delle varie case editrici.
La stessa Anna Todd, una scrittrice ed amante della lettura, cominciò a gestire la sua evoluta immaginazione attraverso questo Social Network ed oggi è diventata, per ragazze e ragazzi, l’icona da seguire per estrarre dal cassetto quel sogno che rappresenti la loro fantasia, pubblicare il loro libro nelle più facoltose e famose librerie della propria città, dalla Feltrinelli alla Mondadori.
E perché no, se le pagine del nostro libro prima digitale ed ora cartaceo rapisce milioni di lettori, un bel film dello stesso intitolato probabilmente sarebbe l’ideale. Sarebbe per molti, giovani o adulti, un’idea da cui aspirare

Giulia Mariniello

LA FIDUCIA DEI SOCIAL

Dietro una tastiera, un leone adesca la sua preda.

Tutto comincia da un semplice “ciao”.
Una risposta tira l’altra e si finisce per chiedere il numero di telefono per scriversi direttamente nella chat di Whatsapp al posto dello storico Messanger. Chi proviene dal Nord, dal Sud o risiede nell’intermedio, ognuno di noi almeno una volta ha pensato di conoscere una persona online cercando in qualche modo di legare, di formare concretamente un sentimento o per minimo un affetto con la speranza che non sia unidirezionale. Alcuni non lo percepiscono, altri invece non lo cercano, eppure nel momento meno opportuno o quando meno ce lo aspettiamo, capita il peggio.
Eh già, il peggio.
Perché proprio in questi casi il leone dietro la tastiera del proprio smartphone esce allo scoperto dal suo piccolo nascondiglio. Chi tra i siti di incontri, chi sui colossi del Web e chi sulle chat anonime. Probabilmente durante un periodo di totale assenza affettiva, di litigi parentali o intrisi nelle amicizie, ci si colloca in posti nei quali nessuno dovrebbe intrufolarsi. Dopo un “come stai”, dopo un “sono contenta di sentirti” e dopo un “mi sei mancato oggi”, ecco che arriva il peggio dei Social.
Chi è sposato e non lo dice. Chi è impegnato da brevi tempi e lo omette e chi ha cattive intenzioni ma si mostra come la dolcezza in persona, forse sarebbe il caso di pensarci ben tre volte prima di aprire una conversazione con un perfetto sconosciuto che abita a più di seicento chilometri di distanza. Probabilmente i più cattivi sono quelli che lasciano affezionare l’altro conoscente e poi mandano tutto quel “rapporto” astratto a farsi benedire. Purtroppo non tutti, me compresa, hanno capito quanto le persone possano essere crudeli e senza sentimenti dinnanzi a quegli individui che, al contrario, sono ricche di moralità e sensibilità. Chi si dimostra affettuoso anche attraverso una telefonata di quattro ore e poi, alla fine, per un malinteso sciocco e privo di significato, il lato peggiore della distanza esce allo scoperto come un uragano nel bel mezzo del mare. Ciò che più mi ha colpita è stata la vera crudeltà di una persona che avevo conosciuto un anno fa. Mi confessò con quanta speranza desiderasse che trovassi la cosa più bella della mia vita per perderla di colpo nel desiderio di percepire la mia sofferenza più totale. Se fossi stata dinnanzi a lui molto probabilmente avrei utilizzato la violenza. Ma in fin dei conti il tempo ha guarito tutte le ferite e mi ha insegnato una lezione che talora e in là non scorderò più.
Mai fidarsi dei Social.

Giulia Mariniello

LA PREVENZIONE PRIMA DI TUTTO

Le Donne e i loro Pensieri

Si parla fin troppo spesso di prevenzione, è una parola così sottovalutata che viene richiamata solo nei dizionari o tra i video più significativi che danno quel tocco di responsabilità e sensibilizzazione.
Ma quante donne promuovono per loro stesse la prevenzione nella realtà?

Ciao a tutti, sono Giulia Mariniello e avevo un tumore al seno 🙂

L’11 settembre 2020 sono stata operata presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, un intervento chirurgico durato poco meno di un’ora e praticato dal dott. Fabio Ricci. Oggi, 20 settembre 2020, sto bene. Avevo un tumore filloide, una forma di tumore benigno più diffusa tra le donne e nonostante la sua natura non malevola, ho dovuto affrontare un giorno che ricorderò per il resto della mia vita.

Come l’ho scoperto?

Gennaio del 2018 :
Durante il sonno, mentre venivo cullata dalle braccia di Morfeo, sentivo dolori acuti al lato del seno sinistro. Che dormissi su un fianco, sulla schiena o qualsiasi altra posizione che potesse appagarmi, il dolore non cessava. I giorni a venire mi sono rivolta al medico di base che mi ha indicato e consigliato una ecografia mammaria presso l’ospedale della vecchia Littoria. La settimana seguente, con ansia e con il coraggio che mia madre mi donava, mi sono presentata dinnanzi a una dottoressa straordinariamente gentile e amorevole che, dopo l’ecografia, ha spiegato con esattezza cosa mi procurava tanto fastidio. Il seno sinistro, dove il dolore persisteva, aveva dei semplici noduli che, a causa delle mestruazioni, si erano ingrossati. Dunque nulla di strano, tanto meno pericoloso.
Ma la dottoressa, insoddisfatta, passò il trasduttore anche sul seno destro. E qui, posso dirlo, entrò in gioco l’universo.
Molto spesso la maggior parte delle donne posseggono problemi silenti che pian piano, senza dolori, fastidi o sentinelle, non riescono a percepire. Tutto, purtroppo, può esplodere senza ragioni esistenti creando irreversibilità assolute che non permettono di guardarsi indietro e chiedersi : Perché non ho scelto la prevenzione?
La maggior parte delle donne ha così tanti pensieri che non ne hanno neppure uno per loro stesse. I figli, il marito, il lavoro, le bollette, la casa, il futuro della famiglia che non comprende mai la salute di coloro che la portano avanti.
Nonostante fosse un “semplice” tumore filloide, era in fin dei conti un tumore. Nonostante non comportasse il rischio assoluto di sviluppare un carcinoma mammario, era comunque un tumore, seppur benigno. Era comunque un pericolo per la mia salute. Io ho avuto quella piccola fortuna che mi ha donato il mio corpo lasciandomi sentire che c’era qualcosa che non andava. Altre, purtroppo e molto spesso, non hanno questa possibilità.

Dopo la notizia ho portato l’ecografia dal mio medico di base che mi ha confermato cosa fosse quello che il trasduttore aveva captato. Non mi vergogno a dire che ho pianto tanto perché nonostante ci fosse la parolina “benigno”, io ascoltavo solo la parola “tumore”. Dopo i sei mesi dal primo controllo, dall’ecografia si era notato quanto fosse cresciuto, anche se di poco. Tornai dopo circa un anno, esattamente nel febbraio del 2020. La stessa dottoressa che mesi prima mi aveva visitato rassicurandomi che non fosse nulla di grave, diventò la medesima che mi confessò di dover andare incontro a un intervento chirurgico. Quel tumore filloide, da pochi millimetri, era passato a cinque centimetri. Purtroppo a causa del Covid-19 non ho potuto ricorrere alla rimozione, questa stabilità nel mese di marzo, anno 2020. Nonostante questo, dopo le possibili abitudini di distanziamento sociale, ho goduto di un’estate meravigliosa al fianco della mia famiglia e del mio attuale fidanzato che mi sono sempre stati vicini.
Poi, nei primi giorni di settembre, ricevetti una chiamata dall’ospedale che, scusandosi della sua assenza, confessò di essersi dovuto occupare prima dei casi più gravi affinché potessero risolverli quanto prima. La data era stata fissata, mia madre piangeva per la paura e l’emozione e io rimanevo a fissare il vuoto della cucina cercando di metabolizzare e di concretizzare quello a cui stavo per andare incontro.
Oggi, 20 settembre 2020, sto bene. Sono passati oramai dieci giorni dall’intervento e quella è una giornata che porterò dentro per il resto della mia vita. Con me, altre tre donne erano state operate lo stesso giorno e devo ammettere che, anche se di poco, ho legato con tutte loro. Chi aveva un problema più grave e chi curabile in poco tempo. Ho ascoltato le loro storie che mi hanno fatto capire tante cose, ho percepito in me stessa e in quelle donne un peso che pian piano andava a sgretolarsi fino a diventare polvere nell’aria. Oggi so di aver tolto dalla mente un pensiero che avrebbe potuto sfociare in un problema più grave e che forse avrebbe rovinato gli obiettivi che mi ero prefissata da anni. Chiamatela fortuna, chiamatelo universo, chiamatela Fede.
Quel giorno di due anni fa scoprì di avere un tumore benigno al seno. Con le dovute visite di prevenzione ho evitato che potessi avere qualcosa di diverso, qualcosa di più problematico, qualcosa che avrebbe potuto lasciare un segno negativo e indelebile nei miei ricordi. A tutte le ragazze, a tutte le donne, a tutte le mamme: LA PREVENZIONE PRIMA DI TUTTO.

Giulia Mariniello

IL POSTO DI LAVORO A VENT’ANNI

La vita è una, spendiamola bene.

Si sa, in questo periodo e nei tempi passati, trovare un lavoro non è una cosa molto semplice, sopratutto nel nostro Paese.
Tra gli anziani che vanno in pensione oramai a settantanni, tra i contratti di soli tre mesi e tra le prese per i fondelli dei collaboratori di un supermarket con la loro dicitura “le faremo sapere”, è alquanto difficile trovare un posto fisso o per lo meno duraturo oltre i sei mesi.
E’ stressante e snervante il fatto che ogni qual volta, ad ogni fine contratto, bisogni possedere quell’ansia tartassante che ci dona a malavoglia la consapevolezza di dover attendere altri mesi per la riconquista di un nuovo posto di lavoro, per evitare di non riuscire ad arrivare a fine mese con la paura di non possedere più la classica ed elegantissima 20EURO nel portafoglio.
Probabilmente a vent’anni, sopratutto da quest’età, avere tra le mani un posto di lavoro a tempo indeterminato, full time e ben retribuito potrebbe rivelarsi una mano dal cielo. Dopotutto è proprio da qui che il futuro comincia, che i progetti cominciano affinché possano essere portati a termine. Eppure per agevolare il bisogno di riuscire a portare i soldi a casa e comprarci un buon pezzo di pane dobbiamo assolutamente accontentarci di un lavoro che probabilmente richiede la disponibilità del giorno completo. Oltretutto potrebbe risultare un mestiere che non ci garbi granché, un mestiere noioso, stressante e faticoso. Di certo quest’ultimo sarebbe l’ideale se il tempo che dovrebbe passare non terminasse mai. Ciò che molti pensano però accomuna molti giovani ragazzi che vorrebbero godersi la vita. Perché si, la vita deve essere goduta da tutti, nessuno escluso.
Il lavoro a vent’anni deve essere part-time.
Ognuno è libero di fare ciò che vuole, neanche Dio può dubitarlo. Ma un lavoro in un’età come vent’anni dovrebbe essere spesa per sole quattro ore. Restare chiusi tutto il giorno in un ufficio, in un supermercato, in un magazzino e chi più ne ha più ne metta, maledirebbe solo la giovane vita, la fresca vitalità che poi non torna più. Finite le otto ore cosa ci rimane? La stanchezza.
Sopratutto d’estate.
Restare chiusi in un ufficio senza poter andare a mare o in piscina. Voler raggiungere gli amici sulla spiaggia o gestire le proprie attività durante l’arco della giornata, durante l’arco della settimana.
A vent’anni la vita deve essere vissuta nell’amore, nell’amicizia, nelle pazzie, nelle giuste consapevolezze. Nessuno ci donerà una medaglia al valore per aver speso i migliori anni della nostra vita dietro ad un datore di lavoro scorbutico o privo di umanità. La vita è una sola. Spendiamola bene.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE. parte 3

Libri, film e serie tv.

Dopo un bel po’ di giorni, e per questo mi scuso con chi ha seguito i due articoli precedenti, sono tornata con il terzo personale pensiero che da qualche settimana, se non di più, mi sono proposta di pubblicare.
Non ripeterò quello che ho scritto nella prima e nella seconda stesura, meglio leggere con curiosità che con gli spoiler in vista.
Tra libri e film ho girovagato un po’ con la mente, ho assecondato i miei pensieri per iscritto e ho sentito l’assoluto bisogno di condividere con tutti quello che pensavo, tra rabbia, rancore, tristezza e amarezza.

Oggi terminerò con l’ultimo step : Serie Tv.
Vi ricordate di Charry Season? La serie turca uscita qui in Italia nell’anno 2014?
Ora che lo scrivo mi rendo conto che sono passati tanti anni, a quei tempi andavo ancora a scuola e pensarci mi lascia con un magone alla gola.
Premetto che non ho nulla da criticare su quella serie, personalmente l’ho trovata bellissima, romantica e ad effetto sorpresa. Durava circa un’ora e andava in onda dopo la puntata de “Una Vita“, la serie televisiva spagnola che tutt’ora non smette di appassionare milioni di telespettatori, dai più giovani ai più adulti. Se avete letto i primi due articoli precedenti a questo, saprete già a cosa con quest’ultimo mi voglia riferire.
Probabilmente tutti ormai conoscono Ayaz Dinçer, uno dei turchi più affascinanti mai visti nella TV italiana. Il suo vero nome è Serkan Çayoğlu, non so come si pronuncia, ma la sua di pronuncia per salutare il nostro Paese al fine puntata ci lasciava con la bava alla bocca. Mi rendo conto, e devo ammetterlo, che la nuova serie TV mandata in onda da qualche settimana, ovvero “Daydreamer – Le ali del sogno”, non ha alcun punto in meno data la possanza e la bellezza letteralmente animale di Can Yaman. E forse oggi mi soffermerò su entrambe le pellicole citate.
Sarò cattiva, maligna, forse poco intelligente o troppo critica -o autocritica- , ma la speranza di tante ragazze, di tante donne e di tante altre sognatrici, non è venuta a mancare quando hanno gettato gli occhi su quei pezzi di manzi. Dunque tutte si sono poste una domanda : Perché non a me?
Vi è mai capitato di essere usciti in un gruppo di amici, averne conosciuti altri e all’improvviso i vostri occhi si son soffermati su un uomo bellissimo, con una camicia avvitata, dei pantaloni formali a sigaretta e delle scarpe azzeccate all’abito? Forse avete pensato : “E’ stupendo!” o “Magari fosse mio!”. E’ ovvio che esistono anche altri uomini che hanno la possibilità di essere stupendi e maledettamente affascinanti con un bermuda, ma la camicia e la giacca rendono il sesso opposto il…sesso in persona.
Purtroppo però la società di oggi mette a dura prova quel desiderio, quella voglia impellente di voler essere accettati dai più belli perché dopotutto l’occhio vuole la sua parte. Ma in quanti e in quante, e non mentite, vorrebbero un uomo come Can Yaman? O come Serkan Çayoğlu?
Il prototipo di coppia è : I più belli si uniscono ai più belli. I più brutti si uniscono ai più brutti.
Grazie a Dio i casi contrari e misti esistono, una prova effettiva l’ho constata personalmente anni fa e tutt’ora è ancora valida.
Eppure, nonostante tutto, nonostante i vari tentativi di lasciar intendere quanto una persona possa essere bella dentro anche se fuori lasci un po’ a desiderare, nulla sembra cambiare in meglio. Ayaz si era innamorato di Öykü per la persona meravigliosa, timida, impacciata, amorosa e tenera che era. Ma se il suo aspetto fosse stato diverso? Probabilmente molte ragazze, soprattutto quelle poco accettate da loro stesse, avrebbero potuto vedersi in un altro modo, avrebbero potuto comprendere quanto nel mondo esistano ragazzi -uomini- meravigliosi a cui non interessa quel chilo di troppo, quel chilo che però mette in risalto una curva in più. La cattiveria dell’immaginazione si è fatta sentire e si è fatta vedere nei libri, nei film e nelle serie TV. La condivisione di questi articoli è stata chiarificata dalle sensazioni e dalle opinioni venute fuori al seguito di eventi principalmente personali.
Vi ricordo dunque che essendo questo un pensiero puramente personale, è di conseguenza assolutamente contestualizzabile.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE. parte 2

Libri, film e serie tv.

Come avevo citato nell’articolo precedente a questo, alcune cose pressoché meravigliose e create dagli altri potrebbero diventare “cattive” e poco fruttuose per altre. Un esempio eclatante sono i libri, nella precedente stesura ho espresso cosa “After”, il capolavoro di Anna Todd, abbia suscitato in me e su tante altre persone che sicuramente avranno avuto il mio stesso pensiero. D’altronde ciò che ho scritto ricorre anche a delle testimonianze effettive di colleghi o amici che hanno anche loro terminato anni fa la saga completa della storia d’amore nata tra Tessa ed Hardin.
Forse nel precedente articolo non ho spiegato il perché io abbia scelto proprio questo titolo, “LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE” e non qualcos’altro che potesse suscitare più interesse o meno sconsolazione. I motivi potrebbero essere tanti, ma quello in particolare ve lo spiegherò adesso.

Partiamo dunque dal secondo step del sottotitolo : Film.
Potrei parlare di tantissime pellicole che hanno girato e trasmesso nei cinema o in TV negli anni, ma oggi sono in vena di parlare di una famosissima multinazionale statunitense, ovvero la Disney.
Cito testualmente che è proprio grazie alla Disney se tanti bambini hanno passato notti tranquille tra sogni d’oro e principi azzurri che correvano sui loro stalloni bianchi come la neve. Ma è proprio di questi uomini così affascinanti, gentili ed educati di cui voglio parlarvi. E devo ammettere che voglio parlare anche delle loro dolci donzelle che prima non erano nessuno se non semplici contadine o schiave nelle proprie case.
Avete mai notato che tutte le principesse sono bellissime? Avete mai notato che tutte le principesse non hanno un particolare che non va? Tutte con occhi bellissimi, capelli perfetti, fisico da modella di Victoria Secret.
E i nostri cari principi azzurri? Tutti meravigliosi, accurati, precisi e favolosi. Nessuno di entrambi i sessi han qualcosa che rispecchi la realtà, come per la donna l’abominevole cellulite o i rotolini sull’addome. Ho sempre pensato che da un lato la Disney abbia pianificato i propri capolavori con un messaggio sbagliato.
Perché la principessa nata con un sangue umile è sempre perfetta e bellissima? Perché il principe che cerca la donna della sua vita è sempre così maledettamente affascinante? L’unica consolazione che ho avuto è stata la storia della “Bella e la Bestia”, una ragazza con una bellezza ineguagliabile che si innamora di un mostro. Ma cosa succede alla fine? Si scopre che anche lui è bellissimo, un essere affascinante dalla testa ai piedi. Probabilmente quel cambiamento avrà fatto nascere nelle viscere della giovane fanciulla un sentimento in più denominato “attrazione fisica”.
Purtroppo storie simili hanno lasciato l’amaro in bocca e la rabbia nelle menti di giovani ragazze che non hanno la possibilità di arrivare alla bellezza naturale di quelle donne nelle fiabe. Che sia scarsa volontà o che quest’ultima ci sia, ma non si arriva al risultato, è sempre deludente vedere con quale prototipo femminile e maschile la società di oggi mette in chiaro chi può essere accettato e chi no. La snella, perfetta e bellissima è la più acclamata. La formosa, imperfetta e carina può essere resa nota con l’aiuto di pagine Facebook o Instagram come “Freeda” o associazioni di sensibilizzazione come se le “diversamente magre” avessero una malattia. E’ anche vero, ed è giusto dirlo, che il “prototipo” femminile o maschile che non solo la Disney ha creato non è del tutto denominato esplicitamente con cattive intenzioni. Dopotutto si sa, se mettessimo in paragone un fanciulla ben sistemata, con le sue gambe perfette e il fisico da top model, questa non potrebbe mai avere problemi salutari rispetto a chi soffre d’obesità. In fondo il messaggio è chiaro a tutti. Ma se non ci fossero state le donzelle perfette della Disney, oggi le ragazze non si guarderebbero più allo specchio con una tonalità affranta e non raccoglierebbero pensieri sconsolanti come “vorrei essere come lei”.
Confessiamoci anche un’altra piccola verità. La maggior parte dei film Disney, tra principesse, principi e amici del Re, hanno una bella vita. Vivono in un castello enorme e hanno completa servitù che prepara la colazione, il pranzo e la cena.
Nella realtà non funziona così.
Probabilmente dovremo vincere alla lotteria o sposare un nobiluomo con tutte le scarpe per avere sulla tavola o nell’armadio qualcosina in più, uno sfizio che costa un occhio della testa e che nemmeno con anni di sacrifici riusciremo mai ad ottenere. Ed è proprio per tali motivi che molte volte vediamo la cattiveria dell’immaginazione. Quella fantasia che purtroppo e molto spesso, non diventerà mai realtà.
Ovviamente quello che ho scritto e quello che scriverò nel terzo articolo è puramente personale, una opinione su quello che penso e che può essere assolutamente contestualizzata con le dovute maniere e con la giusta educazione. Con questo pensiero, auguro a tutti una buona domenica.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE

Libri, film e serie tv.

Probabilmente dal titolo, dal sottotitolo o dall’impostazione che andrete a leggere non capirete cosa da tempo volevo scrivere in questo piccolo articolo.
Forse questa stesura è più personale di quanto potessi solo pensare, ma d’altro canto ho il plausibile bisogno di esprimere un parere, forse un pensiero che mi affligge da qualche settimana e che presumibilmente avrà colpito anche coloro che leggeranno questo paragrafo.
Sarà buffo, forse un po’ ridicolo o eccentrico, forse egoistico, tutto il contrario di un filantropo che sicuramente la penserà in modo totalmente differente da quello che la mia mente ha riesumato.

Partiamo dal primo step del sottotitolo : Libri.
Il mio primo libro letto fino alla fine dei ringraziamenti d’autore è stato After di Anna Todd. Ovviamente è inutile dire che ho terminato di leggere tutta la saga di After, i cinque libri completi che mi hanno scaldato il cuore. Tessa e Hardin saranno sempre nella mia mente, come in quelle di altre ragazze che hanno amato quella coppia con il loro amore inizialmente impossibile da tenere. I sentimenti contrastanti, gli errori quasi imperdonabili, le bugie, i segreti e tanto altro. Tutto era ricollegato ad una terribile scommessa che ha spezzato in mille pezzi l’anima della ragazza dagli occhi un po’ azzurri e un po’ grigi. Eppure, nonostante tutto, i due giovani sono riusciti ad amarsi fino alla fine passando anni della loro vita a scherzare, a giocare ed infine ad avere una famiglia.
Vi starete chiedendo però perché io stia dicendo qualcosa che probabilmente sapete già. Dunque è proprio qui che volevo arrivare :

Come descritto da Anna Todd, Hardin Scott è uno dei ragazzi più belli dell’istituto in cui studiava la giovane protagonista, Tessa, anche se Zed, uno dei più belli antagonisti della storia non ha alcun punteggio in meno rispetto al bad boys più arrogante ed inizialmente super egoista con mezzo mondo. E proprio su questo vorrei soffermarmi su ciò che succede nella realtà e che sicuramente anche voi, qualche volta, ci avrete gettato un po’ d’attenzione.
Purtroppo, sopratutto in questa generazione, il bad boys va di moda. La cosa che più deve essere interessante è la bellezza, la mascolinità, la virilità e la possanza. Tutto questo perché probabilmente si vuol fare bella figura con gli amici o le amiche, senza però interessarsi di come si vien trattati dal proprio compagno. Molto spesso mi sono chiesta perché alcune ragazze molto giovani, circa dai quindici ai diciotto anni, si lascino abbindolare o prendere in giro dal fidanzatino senza che queste ultime rispondano a tono. Personalmente ho lavorato presso il Mc Donald’s di Latina e credetemi…ho visto alcune scene letteralmente volgari, prepotenti e abominevoli. Hardin Scott è il ragazzo prepotente della situazione, quello che sembra carino all’inizio solo per acquistare la fiducia altrui, alla fine però decide di donare il suo ultimo tocco di classe spezzando cuori fragili e gettare nell’oblio anime innocenti. Ma l’anima pura ed ineguagliabile di Theresa Young ha cambiato in meglio la prospettiva visiva di Hardin, lasciando in quest’ultimo il desiderio impellente di voler amare quella ragazza dagli occhi grigi.

Oggigiorno, purtroppo, non funziona più così. Molti libri, anche quelli online su piattaforme esperte e concrete, sono stati scritti da comuni mortali che volevano far sognare persone che avevano bisogno di leggere storielle d’amore inizialmente impossibili. Ma nonostante il bisogno, solo quando tutto termina, solo quando tutto finisce, solo quando arriviamo all’ultima parola dell’ultima pagina ci rendiamo conto di quanto in realtà siamo tristi, sconsolati ed affranti. Chi non vorrebbe un tipo come Hardin Scott? Chi non vorrebbe un ragazzo arrogante con gli altri ma dolce e tenero solo con noi?
In fondo tutte le ragazze, tutte le donne vorrebbero un esperto del sesso come lui. In fondo tutte le ragazze vorrebbero vedere con quanta possessività il nostro uomo ci protegge con i suoi occhi ricolmi di gelosia. E tutte vorremmo un ragazzo che ci guardi con gli occhi dell’amore, con gli occhi pieni di desiderio, che vorrebbe possederci anche in un bagno pubblico dopo aver fatto l’amore neppure mezz’ora prima.
Sfortunatamente tali bad “sweet” boys non esistono, o se esistono sono rarissimi. In tutto questo discorso in cui mi sono dilungata, vorrei farvi una domanda alla quale dovrete rispondere sinceramente.
Ogni libro come After di Anna Todd, come la saga di Obsidian di Jennifer Armentrout che consiglio vivamente, o come la saga di cinquanta sfumature di grigio di E. L. James, hanno come protagonista un uomo bellissimo, con tante qualità e che sa tutto dell’anatomia femminile. Nonostante la possibile cattiveria o spudoratezza contenuta nella bellezza maschile, la giovane donzella finisce sempre per innamorarsi di lui sopratutto per l’estetica, per delle particolarità che lasciano quest’ultima senza fiato. Nella realtà che ci circonda le situazioni non cambiano granché. Forse sarà l’ingenuità, forse sarà per la vergogna, forse sarà per la sessualità.
Ma chi preferisce un bel ragazzo con un brutto caratteraccio anziché un suo opposto con un animo puro e rispettoso?
Probabilmente ci vuole solo un po’ d’esperienza prima di capire che la bellezza con il tempo passa. Il carattere resterà sempre lo stesso. Ricordatevi che chi nasce tondo non morirà quadrato.

Giulia Mariniello




PS. Nella prossima stesura raccoglierò i miei pensieri sui film e sulle serie tv.

IL TOVAGLIOLO

Dal 1900 sulle nostre tavole. Per anni uno spreco ambientale.

A colazione, a pranzo, durante lo spuntino e a cena.
Utilizziamo questo piccolo elemento donatoci dalle aziende fornitrici ogni giorno, sia durante i pasti, sia per creare tovagliette bianche, arancioni o di tanti altri colori sotto i nostri piatti. I supermercati ne vendono in grandi quantità, dai più piccoli ai più estesi, quelli con raffigurazioni Disney o Dreamworks e con sfumature divertenti e fantasiose. Eppure, nonostante sia uno dei beni fondamentali affinché si eviti di tornare ai neonati di un tempo sporcandoci ogni due per tre, il tovagliolo viene sprecato in tutti i sensi, dalla tavola direttamente al cestino dell’immondizia. Non pensiamo mai due volte a quello che facciamo finché non ci rendiamo conto che dobbiamo tornare al supermercato e spendere altri soldi per acquistare un pacco nuovo di tovaglioli.
Dunque, ecco qualche piccolo consiglio che possiamo dare :

1. Prima di utilizzare direttamente tutto il tovagliolo, dividetelo a metà, sopratutto quelli con gli strati più spessi che vi consentiranno di donare l’altra metà divisa al nostro compagno durante un pranzo, o conservarlo direttamente per la cena.

2. Se avete sporcato tutti i lati del tovagliolo, apritelo e capovolgetelo affinché utilizziate il lato ancora immacolato e senza, dunque, sprecarne un altro.

3. Il tovagliolo è ottimo per creare tovagliette usa e getta se andiamo di fretta durante la cena o nel pomeriggio. Se non viene sporcato, rovinato in alcun modo o stracciato, non buttatelo. Riporgetelo nel porta-tovaglioli.

4. Se durante o dopo aver mangiato notate che il tovagliolo si è sporcato, osservatelo meglio nella sua completa apertura. Se quest’ultimo ha lati ancora bianchi e senza macchie, conservate solo quel pezzo. E’ sempre bene riutilizzarli e non sprecarli senza motivo.

Ci sarebbero tanti altri consigli che si potrebbero attuare su un pezzo di carta semplice come il tovagliolo, ma YouTube o l’enorme ed immenso mondo di Google sapranno con esattezza come sperimentarli al meglio. Tra le diverse alternative e gli sprechi immeritevoli, si potrebbero risparmiare molti centesimi. Un’accortezza in più non fa mai male.

Giulia Mariniello

VIANDANTI SOCIALI

Aprilia : Un piccolo viaggio verso la cucina.

Vent’anni per uno, dieci anni per un altro. La qualità si è fatta sentire sotto il palato che ha pregustato le migliori prelibatezze tradizionali con prodotti caseari, articoli prelibati e risultati soavi, caratteristiche efficaci e concrete in un campo come la ristorazione. Quest’ultima, sopratutto nella provincia di Latina, probabilmente è molto sottovalutata e poco conosciuta a causa della vociferazione popolare che suppone sia più rispettata nelle grandi città, come l’antica Roma, la rumorosa Milano o l’incantevole Napoli. Nonostante siano tre metropoli diverse e con tanti chilometri a separarle, in una delle tante province di Latina i gusti prelibati e conosciuti tra loro potrebbero essere pubblicati grazie a due importanti ristoranti proprio nella piccola città che porta il nome di “Aprilia“.
Confinata a Nord con con il territorio di Ardea ed Ariccia, a Est con con il territorio di Cisterna di Latina, Lanuvio e Velletri, a Ovest con Anzio, Nettuno e Pomezia ed infine a Sud con Latina, è probabilmente una delle piccole città che possiede un nome proveniente dal latino e molto significativo, grazie all’espressione di “buon augurio” e “buon auspicio” verso una nuova vita.
Il “Manà” e “Pane e Vino” proprio in questo capoluogo non fanno eccezioni verso le “novità“, verso un’attualità culinaria che lascia sulla bocca di tutti commenti positivi e sorrisi soddisfatti, merito dei prodotti di qualità e alla cucina stessa che non volta mai le spalle alla tradizione nonostante le innovazioni daranno una spinta in più per lasciare a tutti l’acquolina tra le labbra.
Il Raviolo Pantesco con ricotta e menta come primo piatto, lascia già intuire cosa lo chef potrebbe donare anche durante la mancata spensieratezza di questo periodo che ci lascia solo immaginare di poterci sedere ad un tavolo di un bel ristorante con gli amici o con la nostra famiglia. Anche se un secondo succulento dedicato alla Caponata Siciliana ci lasci senza fiato, persino il dolce immerso nel cioccolato non ci lascia poi tante possibilità nel rimandare una cena presso il meraviglioso agriturismo che è Pane e Vino. Vent’anni di apertura per quest’ultimo e dieci per l’armonico Manà, due splenditi ristoranti che faranno tornare a tutti il buon umore dopo quest’autentica tempesta.

Giulia Mariniello

SCRIVERE UN PENSIERO

Un toccasana per lo spirito.

A causa delle restrizioni del CoronaVirus messe in atto da più di un mese, molte persone si ritrovano in difficoltà nella propria dimora chiedendosi quale sia l’obiettivo finale della giornata. Oggigiorno, grazie al sarcasmo e all’ironia di tanti, la tragedia che stiamo vivendo potrebbe sembrare meno tragica di quanto si pensi grazie alle varie immagini divertenti che spopolano sul Web, come la richiesta del volo con la compagnia Ryanair dal salotto principale fino alla cucina oramai più imbandita di sempre e con pochi spiccioli per comprare il nostro biglietto personale. Ma è proprio grazie a questi così detti MeMe giornalieri che alcune persone sui social più importanti come Facebook, Twitter e Instagram, hanno avuto la geniale idea di creare pagine o profili generici che hanno come scopo ultimo quello di lasciar svagare le opinioni e i pensieri di tutti, postandoli sulla loro community principale e condividendola su altre.
Questa piccola iniziativa popolare potrebbe sembrare banale o antiquata, quando in realtà si dimostra più che interessante e rivolta a quegli individui che vogliono condividere il proprio pensiero con gli altri, dando a molti la possibilità di osservare e sorridere verso qualcosa che mai si sarebbero aspettati di poter fare, come una semplice ciambellina al vino o un babbà salato. Ma oltre ai pensieri culinari esistono anche quelli malinconici e ricchi di sentimento che potrebbero lasciar sfuggire al lettore una lacrima o un sorriso. I gestori di queste iniziative sociali danno l’opportunità di pubblicare questi pensieri in forma anonima e, quindi, dando svago alle idee anche più sciocche senza paure e senza vergogne. Oltretutto, proprio grazie alla clausura attuale, molti hanno sfoggiate le proprie abilità sulla stesura con quello che la giornata ha consentito o con quello che la giornata stessa poteva donare. Probabilmente questo piccolo gesto molto carino ed intuitivo, potrebbe rubarci dai tre a cinque minuti, tempo forse troppo breve nelle dodici ore giornaliere. Ma condividere qualcosa che potrebbe aiutare qualcun altro a gestire la propria vita in queste ore fatidiche, quei cinque minuti sono più che sufficienti.

Giulia Mariniello

LA FOTOGRAFIA

Quel cartoncino lucido che non passa mai di moda.

Telefoni, Hard Disk, Google Drive e oramai anche Amazon Photo, sono strumenti che ci aiutano a mantenere vividi quei ricordi di anni fa, quando avevamo scattato quella foto in un bar o su un praticello verdognolo forse un po’ troppo umido. Con la nuova tecnologia abbiamo la possibilità di conservare varie sfaccettature ricorrenti ad anni precedenti e di poterle quindi rivedere ogni volta che vogliamo. Ma quanta differenza c’è tra il digitale ed il cartaceo?
La nuova generazione possiede vari album fotografici dei propri genitori raffigurati su cartoncini antichi e consumati, ma contengono nella loro vecchiaia il sentimento e il significato concreto di quella giornata passata con i nonni o con i propri amici. Purtroppo molti sottovalutano questo aspetto, dover eliminare alcune fotografie dal cellulare per dare più spazio alla memoria interna, e dando quindi alcuna attenzione verso quel dato fotografico distrutto che negli anni seguenti poteva lasciar scorrere i vari ricordi di una meravigliosa giornata passata in compagnia. Non tutti sanno che conservare le varie fotografie dopo averle stampate, è forse uno dei passatempi più belli di sempre. Guardare e riguardare quella persona, quel fiore, quel caffè rovesciato sul tavolo, quel sorriso spensierato e tutto quello che si ricollega ad una frase che tutti dicono, ma pochi comprendono : “Che bei ricordi”.
Ormai la fotografia nella generazione d’oggi è più rivolta per mostrare e dimostrare agli altri quanto una persona possa essere fotogenica, resa adatta al pubblico e di conseguenza commentata sui social, ma non dai figli che avranno in futuro. Pochi sono i giovani che si interessano a conservare i propri ricordi su un cartoncino lucido e molti sono quelli che si pentono di non aver concretizzato quel ricordo attraverso un album. Probabilmente il pensiero ed il rammarico di aver eliminato quell’elemento che raffigurava noi stessi con la propria famiglia o con i propri amici, arriva quando cominciamo a chiederci : “Ti ricordi quando…”

Giulia Mariniello

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