LA FIDUCIA DEI SOCIAL

Dietro una tastiera, un leone adesca la sua preda.

Tutto comincia da un semplice “ciao”.
Una risposta tira l’altra e si finisce per chiedere il numero di telefono per scriversi direttamente nella chat di Whatsapp al posto dello storico Messanger. Chi proviene dal Nord, dal Sud o risiede nell’intermedio, ognuno di noi almeno una volta ha pensato di conoscere una persona online cercando in qualche modo di legare, di formare concretamente un sentimento o per minimo un affetto con la speranza che non sia unidirezionale. Alcuni non lo percepiscono, altri invece non lo cercano, eppure nel momento meno opportuno o quando meno ce lo aspettiamo, capita il peggio.
Eh già, il peggio.
Perché proprio in questi casi il leone dietro la tastiera del proprio smartphone esce allo scoperto dal suo piccolo nascondiglio. Chi tra i siti di incontri, chi sui colossi del Web e chi sulle chat anonime. Probabilmente durante un periodo di totale assenza affettiva, di litigi parentali o intrisi nelle amicizie, ci si colloca in posti nei quali nessuno dovrebbe intrufolarsi. Dopo un “come stai”, dopo un “sono contenta di sentirti” e dopo un “mi sei mancato oggi”, ecco che arriva il peggio dei Social.
Chi è sposato e non lo dice. Chi è impegnato da brevi tempi e lo omette e chi ha cattive intenzioni ma si mostra come la dolcezza in persona, forse sarebbe il caso di pensarci ben tre volte prima di aprire una conversazione con un perfetto sconosciuto che abita a più di seicento chilometri di distanza. Probabilmente i più cattivi sono quelli che lasciano affezionare l’altro conoscente e poi mandano tutto quel “rapporto” astratto a farsi benedire. Purtroppo non tutti, me compresa, hanno capito quanto le persone possano essere crudeli e senza sentimenti dinnanzi a quegli individui che, al contrario, sono ricche di moralità e sensibilità. Chi si dimostra affettuoso anche attraverso una telefonata di quattro ore e poi, alla fine, per un malinteso sciocco e privo di significato, il lato peggiore della distanza esce allo scoperto come un uragano nel bel mezzo del mare. Ciò che più mi ha colpita è stata la vera crudeltà di una persona che avevo conosciuto un anno fa. Mi confessò con quanta speranza desiderasse che trovassi la cosa più bella della mia vita per perderla di colpo nel desiderio di percepire la mia sofferenza più totale. Se fossi stata dinnanzi a lui molto probabilmente avrei utilizzato la violenza. Ma in fin dei conti il tempo ha guarito tutte le ferite e mi ha insegnato una lezione che talora e in là non scorderò più.
Mai fidarsi dei Social.

Giulia Mariniello

IL POSTO DI LAVORO A VENT’ANNI

La vita è una, spendiamola bene.

Si sa, in questo periodo e nei tempi passati, trovare un lavoro non è una cosa molto semplice, sopratutto nel nostro Paese.
Tra gli anziani che vanno in pensione oramai a settantanni, tra i contratti di soli tre mesi e tra le prese per i fondelli dei collaboratori di un supermarket con la loro dicitura “le faremo sapere”, è alquanto difficile trovare un posto fisso o per lo meno duraturo oltre i sei mesi.
E’ stressante e snervante il fatto che ogni qual volta, ad ogni fine contratto, bisogni possedere quell’ansia tartassante che ci dona a malavoglia la consapevolezza di dover attendere altri mesi per la riconquista di un nuovo posto di lavoro, per evitare di non riuscire ad arrivare a fine mese con la paura di non possedere più la classica ed elegantissima 20EURO nel portafoglio.
Probabilmente a vent’anni, sopratutto da quest’età, avere tra le mani un posto di lavoro a tempo indeterminato, full time e ben retribuito potrebbe rivelarsi una mano dal cielo. Dopotutto è proprio da qui che il futuro comincia, che i progetti cominciano affinché possano essere portati a termine. Eppure per agevolare il bisogno di riuscire a portare i soldi a casa e comprarci un buon pezzo di pane dobbiamo assolutamente accontentarci di un lavoro che probabilmente richiede la disponibilità del giorno completo. Oltretutto potrebbe risultare un mestiere che non ci garbi granché, un mestiere noioso, stressante e faticoso. Di certo quest’ultimo sarebbe l’ideale se il tempo che dovrebbe passare non terminasse mai. Ciò che molti pensano però accomuna molti giovani ragazzi che vorrebbero godersi la vita. Perché si, la vita deve essere goduta da tutti, nessuno escluso.
Il lavoro a vent’anni deve essere part-time.
Ognuno è libero di fare ciò che vuole, neanche Dio può dubitarlo. Ma un lavoro in un’età come vent’anni dovrebbe essere spesa per sole quattro ore. Restare chiusi tutto il giorno in un ufficio, in un supermercato, in un magazzino e chi più ne ha più ne metta, maledirebbe solo la giovane vita, la fresca vitalità che poi non torna più. Finite le otto ore cosa ci rimane? La stanchezza.
Sopratutto d’estate.
Restare chiusi in un ufficio senza poter andare a mare o in piscina. Voler raggiungere gli amici sulla spiaggia o gestire le proprie attività durante l’arco della giornata, durante l’arco della settimana.
A vent’anni la vita deve essere vissuta nell’amore, nell’amicizia, nelle pazzie, nelle giuste consapevolezze. Nessuno ci donerà una medaglia al valore per aver speso i migliori anni della nostra vita dietro ad un datore di lavoro scorbutico o privo di umanità. La vita è una sola. Spendiamola bene.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE. parte 3

Libri, film e serie tv.

Dopo un bel po’ di giorni, e per questo mi scuso con chi ha seguito i due articoli precedenti, sono tornata con il terzo personale pensiero che da qualche settimana, se non di più, mi sono proposta di pubblicare.
Non ripeterò quello che ho scritto nella prima e nella seconda stesura, meglio leggere con curiosità che con gli spoiler in vista.
Tra libri e film ho girovagato un po’ con la mente, ho assecondato i miei pensieri per iscritto e ho sentito l’assoluto bisogno di condividere con tutti quello che pensavo, tra rabbia, rancore, tristezza e amarezza.

Oggi terminerò con l’ultimo step : Serie Tv.
Vi ricordate di Charry Season? La serie turca uscita qui in Italia nell’anno 2014?
Ora che lo scrivo mi rendo conto che sono passati tanti anni, a quei tempi andavo ancora a scuola e pensarci mi lascia con un magone alla gola.
Premetto che non ho nulla da criticare su quella serie, personalmente l’ho trovata bellissima, romantica e ad effetto sorpresa. Durava circa un’ora e andava in onda dopo la puntata de “Una Vita“, la serie televisiva spagnola che tutt’ora non smette di appassionare milioni di telespettatori, dai più giovani ai più adulti. Se avete letto i primi due articoli precedenti a questo, saprete già a cosa con quest’ultimo mi voglia riferire.
Probabilmente tutti ormai conoscono Ayaz Dinçer, uno dei turchi più affascinanti mai visti nella TV italiana. Il suo vero nome è Serkan Çayoğlu, non so come si pronuncia, ma la sua di pronuncia per salutare il nostro Paese al fine puntata ci lasciava con la bava alla bocca. Mi rendo conto, e devo ammetterlo, che la nuova serie TV mandata in onda da qualche settimana, ovvero “Daydreamer – Le ali del sogno”, non ha alcun punto in meno data la possanza e la bellezza letteralmente animale di Can Yaman. E forse oggi mi soffermerò su entrambe le pellicole citate.
Sarò cattiva, maligna, forse poco intelligente o troppo critica -o autocritica- , ma la speranza di tante ragazze, di tante donne e di tante altre sognatrici, non è venuta a mancare quando hanno gettato gli occhi su quei pezzi di manzi. Dunque tutte si sono poste una domanda : Perché non a me?
Vi è mai capitato di essere usciti in un gruppo di amici, averne conosciuti altri e all’improvviso i vostri occhi si son soffermati su un uomo bellissimo, con una camicia avvitata, dei pantaloni formali a sigaretta e delle scarpe azzeccate all’abito? Forse avete pensato : “E’ stupendo!” o “Magari fosse mio!”. E’ ovvio che esistono anche altri uomini che hanno la possibilità di essere stupendi e maledettamente affascinanti con un bermuda, ma la camicia e la giacca rendono il sesso opposto il…sesso in persona.
Purtroppo però la società di oggi mette a dura prova quel desiderio, quella voglia impellente di voler essere accettati dai più belli perché dopotutto l’occhio vuole la sua parte. Ma in quanti e in quante, e non mentite, vorrebbero un uomo come Can Yaman? O come Serkan Çayoğlu?
Il prototipo di coppia è : I più belli si uniscono ai più belli. I più brutti si uniscono ai più brutti.
Grazie a Dio i casi contrari e misti esistono, una prova effettiva l’ho constata personalmente anni fa e tutt’ora è ancora valida.
Eppure, nonostante tutto, nonostante i vari tentativi di lasciar intendere quanto una persona possa essere bella dentro anche se fuori lasci un po’ a desiderare, nulla sembra cambiare in meglio. Ayaz si era innamorato di Öykü per la persona meravigliosa, timida, impacciata, amorosa e tenera che era. Ma se il suo aspetto fosse stato diverso? Probabilmente molte ragazze, soprattutto quelle poco accettate da loro stesse, avrebbero potuto vedersi in un altro modo, avrebbero potuto comprendere quanto nel mondo esistano ragazzi -uomini- meravigliosi a cui non interessa quel chilo di troppo, quel chilo che però mette in risalto una curva in più. La cattiveria dell’immaginazione si è fatta sentire e si è fatta vedere nei libri, nei film e nelle serie TV. La condivisione di questi articoli è stata chiarificata dalle sensazioni e dalle opinioni venute fuori al seguito di eventi principalmente personali.
Vi ricordo dunque che essendo questo un pensiero puramente personale, è di conseguenza assolutamente contestualizzabile.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE. parte 2

Libri, film e serie tv.

Come avevo citato nell’articolo precedente a questo, alcune cose pressoché meravigliose e create dagli altri potrebbero diventare “cattive” e poco fruttuose per altre. Un esempio eclatante sono i libri, nella precedente stesura ho espresso cosa “After”, il capolavoro di Anna Todd, abbia suscitato in me e su tante altre persone che sicuramente avranno avuto il mio stesso pensiero. D’altronde ciò che ho scritto ricorre anche a delle testimonianze effettive di colleghi o amici che hanno anche loro terminato anni fa la saga completa della storia d’amore nata tra Tessa ed Hardin.
Forse nel precedente articolo non ho spiegato il perché io abbia scelto proprio questo titolo, “LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE” e non qualcos’altro che potesse suscitare più interesse o meno sconsolazione. I motivi potrebbero essere tanti, ma quello in particolare ve lo spiegherò adesso.

Partiamo dunque dal secondo step del sottotitolo : Film.
Potrei parlare di tantissime pellicole che hanno girato e trasmesso nei cinema o in TV negli anni, ma oggi sono in vena di parlare di una famosissima multinazionale statunitense, ovvero la Disney.
Cito testualmente che è proprio grazie alla Disney se tanti bambini hanno passato notti tranquille tra sogni d’oro e principi azzurri che correvano sui loro stalloni bianchi come la neve. Ma è proprio di questi uomini così affascinanti, gentili ed educati di cui voglio parlarvi. E devo ammettere che voglio parlare anche delle loro dolci donzelle che prima non erano nessuno se non semplici contadine o schiave nelle proprie case.
Avete mai notato che tutte le principesse sono bellissime? Avete mai notato che tutte le principesse non hanno un particolare che non va? Tutte con occhi bellissimi, capelli perfetti, fisico da modella di Victoria Secret.
E i nostri cari principi azzurri? Tutti meravigliosi, accurati, precisi e favolosi. Nessuno di entrambi i sessi han qualcosa che rispecchi la realtà, come per la donna l’abominevole cellulite o i rotolini sull’addome. Ho sempre pensato che da un lato la Disney abbia pianificato i propri capolavori con un messaggio sbagliato.
Perché la principessa nata con un sangue umile è sempre perfetta e bellissima? Perché il principe che cerca la donna della sua vita è sempre così maledettamente affascinante? L’unica consolazione che ho avuto è stata la storia della “Bella e la Bestia”, una ragazza con una bellezza ineguagliabile che si innamora di un mostro. Ma cosa succede alla fine? Si scopre che anche lui è bellissimo, un essere affascinante dalla testa ai piedi. Probabilmente quel cambiamento avrà fatto nascere nelle viscere della giovane fanciulla un sentimento in più denominato “attrazione fisica”.
Purtroppo storie simili hanno lasciato l’amaro in bocca e la rabbia nelle menti di giovani ragazze che non hanno la possibilità di arrivare alla bellezza naturale di quelle donne nelle fiabe. Che sia scarsa volontà o che quest’ultima ci sia, ma non si arriva al risultato, è sempre deludente vedere con quale prototipo femminile e maschile la società di oggi mette in chiaro chi può essere accettato e chi no. La snella, perfetta e bellissima è la più acclamata. La formosa, imperfetta e carina può essere resa nota con l’aiuto di pagine Facebook o Instagram come “Freeda” o associazioni di sensibilizzazione come se le “diversamente magre” avessero una malattia. E’ anche vero, ed è giusto dirlo, che il “prototipo” femminile o maschile che non solo la Disney ha creato non è del tutto denominato esplicitamente con cattive intenzioni. Dopotutto si sa, se mettessimo in paragone un fanciulla ben sistemata, con le sue gambe perfette e il fisico da top model, questa non potrebbe mai avere problemi salutari rispetto a chi soffre d’obesità. In fondo il messaggio è chiaro a tutti. Ma se non ci fossero state le donzelle perfette della Disney, oggi le ragazze non si guarderebbero più allo specchio con una tonalità affranta e non raccoglierebbero pensieri sconsolanti come “vorrei essere come lei”.
Confessiamoci anche un’altra piccola verità. La maggior parte dei film Disney, tra principesse, principi e amici del Re, hanno una bella vita. Vivono in un castello enorme e hanno completa servitù che prepara la colazione, il pranzo e la cena.
Nella realtà non funziona così.
Probabilmente dovremo vincere alla lotteria o sposare un nobiluomo con tutte le scarpe per avere sulla tavola o nell’armadio qualcosina in più, uno sfizio che costa un occhio della testa e che nemmeno con anni di sacrifici riusciremo mai ad ottenere. Ed è proprio per tali motivi che molte volte vediamo la cattiveria dell’immaginazione. Quella fantasia che purtroppo e molto spesso, non diventerà mai realtà.
Ovviamente quello che ho scritto e quello che scriverò nel terzo articolo è puramente personale, una opinione su quello che penso e che può essere assolutamente contestualizzata con le dovute maniere e con la giusta educazione. Con questo pensiero, auguro a tutti una buona domenica.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE

Libri, film e serie tv.

Probabilmente dal titolo, dal sottotitolo o dall’impostazione che andrete a leggere non capirete cosa da tempo volevo scrivere in questo piccolo articolo.
Forse questa stesura è più personale di quanto potessi solo pensare, ma d’altro canto ho il plausibile bisogno di esprimere un parere, forse un pensiero che mi affligge da qualche settimana e che presumibilmente avrà colpito anche coloro che leggeranno questo paragrafo.
Sarà buffo, forse un po’ ridicolo o eccentrico, forse egoistico, tutto il contrario di un filantropo che sicuramente la penserà in modo totalmente differente da quello che la mia mente ha riesumato.

Partiamo dal primo step del sottotitolo : Libri.
Il mio primo libro letto fino alla fine dei ringraziamenti d’autore è stato After di Anna Todd. Ovviamente è inutile dire che ho terminato di leggere tutta la saga di After, i cinque libri completi che mi hanno scaldato il cuore. Tessa e Hardin saranno sempre nella mia mente, come in quelle di altre ragazze che hanno amato quella coppia con il loro amore inizialmente impossibile da tenere. I sentimenti contrastanti, gli errori quasi imperdonabili, le bugie, i segreti e tanto altro. Tutto era ricollegato ad una terribile scommessa che ha spezzato in mille pezzi l’anima della ragazza dagli occhi un po’ azzurri e un po’ grigi. Eppure, nonostante tutto, i due giovani sono riusciti ad amarsi fino alla fine passando anni della loro vita a scherzare, a giocare ed infine ad avere una famiglia.
Vi starete chiedendo però perché io stia dicendo qualcosa che probabilmente sapete già. Dunque è proprio qui che volevo arrivare :

Come descritto da Anna Todd, Hardin Scott è uno dei ragazzi più belli dell’istituto in cui studiava la giovane protagonista, Tessa, anche se Zed, uno dei più belli antagonisti della storia non ha alcun punteggio in meno rispetto al bad boys più arrogante ed inizialmente super egoista con mezzo mondo. E proprio su questo vorrei soffermarmi su ciò che succede nella realtà e che sicuramente anche voi, qualche volta, ci avrete gettato un po’ d’attenzione.
Purtroppo, sopratutto in questa generazione, il bad boys va di moda. La cosa che più deve essere interessante è la bellezza, la mascolinità, la virilità e la possanza. Tutto questo perché probabilmente si vuol fare bella figura con gli amici o le amiche, senza però interessarsi di come si vien trattati dal proprio compagno. Molto spesso mi sono chiesta perché alcune ragazze molto giovani, circa dai quindici ai diciotto anni, si lascino abbindolare o prendere in giro dal fidanzatino senza che queste ultime rispondano a tono. Personalmente ho lavorato presso il Mc Donald’s di Latina e credetemi…ho visto alcune scene letteralmente volgari, prepotenti e abominevoli. Hardin Scott è il ragazzo prepotente della situazione, quello che sembra carino all’inizio solo per acquistare la fiducia altrui, alla fine però decide di donare il suo ultimo tocco di classe spezzando cuori fragili e gettare nell’oblio anime innocenti. Ma l’anima pura ed ineguagliabile di Theresa Young ha cambiato in meglio la prospettiva visiva di Hardin, lasciando in quest’ultimo il desiderio impellente di voler amare quella ragazza dagli occhi grigi.

Oggigiorno, purtroppo, non funziona più così. Molti libri, anche quelli online su piattaforme esperte e concrete, sono stati scritti da comuni mortali che volevano far sognare persone che avevano bisogno di leggere storielle d’amore inizialmente impossibili. Ma nonostante il bisogno, solo quando tutto termina, solo quando tutto finisce, solo quando arriviamo all’ultima parola dell’ultima pagina ci rendiamo conto di quanto in realtà siamo tristi, sconsolati ed affranti. Chi non vorrebbe un tipo come Hardin Scott? Chi non vorrebbe un ragazzo arrogante con gli altri ma dolce e tenero solo con noi?
In fondo tutte le ragazze, tutte le donne vorrebbero un esperto del sesso come lui. In fondo tutte le ragazze vorrebbero vedere con quanta possessività il nostro uomo ci protegge con i suoi occhi ricolmi di gelosia. E tutte vorremmo un ragazzo che ci guardi con gli occhi dell’amore, con gli occhi pieni di desiderio, che vorrebbe possederci anche in un bagno pubblico dopo aver fatto l’amore neppure mezz’ora prima.
Sfortunatamente tali bad “sweet” boys non esistono, o se esistono sono rarissimi. In tutto questo discorso in cui mi sono dilungata, vorrei farvi una domanda alla quale dovrete rispondere sinceramente.
Ogni libro come After di Anna Todd, come la saga di Obsidian di Jennifer Armentrout che consiglio vivamente, o come la saga di cinquanta sfumature di grigio di E. L. James, hanno come protagonista un uomo bellissimo, con tante qualità e che sa tutto dell’anatomia femminile. Nonostante la possibile cattiveria o spudoratezza contenuta nella bellezza maschile, la giovane donzella finisce sempre per innamorarsi di lui sopratutto per l’estetica, per delle particolarità che lasciano quest’ultima senza fiato. Nella realtà che ci circonda le situazioni non cambiano granché. Forse sarà l’ingenuità, forse sarà per la vergogna, forse sarà per la sessualità.
Ma chi preferisce un bel ragazzo con un brutto caratteraccio anziché un suo opposto con un animo puro e rispettoso?
Probabilmente ci vuole solo un po’ d’esperienza prima di capire che la bellezza con il tempo passa. Il carattere resterà sempre lo stesso. Ricordatevi che chi nasce tondo non morirà quadrato.

Giulia Mariniello




PS. Nella prossima stesura raccoglierò i miei pensieri sui film e sulle serie tv.

DRAGONBALL

Non solo un cartone animato

Tutti almeno una volta abbiamo provato a creare tra le nostre mani un’onda energetica per scagliarla contro i nostri nemici in una fantasmagorica battaglia all’ultimo sangue. Tutti almeno una volta abbiamo provato ad alzare due dita e far saltare in aria il palazzo circostante alla nostra dimora per dimostrare di essere il più forte. E tutti almeno una volta abbiamo provato a teletrasportarci da un posto all’altro in pochissimi millesimi o, ancor meglio, a trasformarci nello strabiliaaaante Super Saiyan.
La storia di questo capolavoro animato la conoscono tutti, tra social e bizzarre storie avvincenti create dal geniale Akira Toriyama, illustratore e scrittore del Manga, portano tra i lettori le vicende che i personaggi principali devono affrontare. Chi ama l’ingenuo ma impavido Goku, chi impazzisce per l’orgoglioso principe dei saiyan, Vegeta e chi invece va matto per la pacatezza e serietà del nostro amato Namecciano, Yunior.

Esistono però molti segreti sotto lo sfondo avvincente e alcune volte violento del nostro cartone animato preferito, segreti che forse alcuni non hanno mai appreso con chiarezza o forse non hanno mai osservato con la stessa attenzione. Probabilmente l’emozione della prima trasformazione di Goku o quella di Vegeta contro il cyborg 19 ha totalmente annebbiato alcuni aspetti che nelle precedenti o future saghe, in ambiti molto concreti e travestiti, hanno cercato di insegnare.
Nella stessa saga, infatti, durante lo scontro avvenuto tra Gohan e il micidiale Cell nella sua forma perfetta, tutti i lettori del manga al tempo e gli spettatori della tv oggi, sono rimasti letteralmente impressionati e sbalorditi dalla forza incredibile del figlio di Goku che a quel tempo era solo un ragazzino. Egli infatti divenne il più forte dell’universo grazie al suo potere del SuperSaiyan di secondo livello. Nonostante l’impellente desiderio di sconfiggere l’Essere Perfetto però, Gohan cominciò ad esitare collocando nei cuori dei suoi amici paura e confusione. Questo portò, come tutti sanno, al sacrificio di suo padre che divenne uno dei più emozionanti momenti nella storia di DragonBall. Tutto questo, ad ogni buon conto, potrebbe avere un piccolo segreto in sottofondo. Ciò che Akira Toriyama ha disegnato e proiettato nelle case di tutto il mondo potremmo anche vederlo come un insegnamento per la realtà che ci circonda. Quanti sono i genitori che dovono pagare gli errori dei propri figli quando questi commettono atti insensati o poco ortodossi? Molto spesso l’orgoglio e la sfacciataggine dei ragazzi mettono in difficoltà gli adulti che devono prendersi le responsabilità dell’accaduto. Un bulletto di un istituto, ad esempio, è il tipo di dimostrazione più eclatante per sperimentare quanto un genitore debba sacrificarsi a causa del mancato buon senso di suo figlio, dovendo quindi affrontare, nei casi più gravi, insidie in un tribunale o contro i parenti del “perseguitato”.
Come si suol dire, “dagli errori si impara”. Ma meglio evitare di sacrificare qualcun altro per la nostra dissennatezza o imprudenza.
Il mondo di DragonBall però, fantastico com’è, riesce sempre a strapparci un sorriso grazie anche alle possibilità donate ai defunti di tornare nel mondo dei vivi anche se con un’aureola dorata sulla testa.
Tornando al nostro impavido e giovane Gohan, nonostante fosse diventato il più forte dell’universo, indubbiamente anche più di Freezer, egli aveva paura di sua madre Chichi che, come al solito, lo costrinse a tornare sui libri di scuola.

Qui entra in gioco anche un altro fattore che il geniale Toriyama ha voluto insegnare. Dopo le fantastiche avventure di DragonBall Z e le vicende emozionanti di DragonBall GT, il Gohan che tutti conoscevano scomparve completamente nella nuova saga di DragonBall Super. Molti si erano lamentati del cambiamento del ragazzo e molti speravano tornasse come il vecchio ragazzino che sconfisse l’Essere Perfetto. Tuttavia le gesta di Chichi di far diventare suo figlio Albert Einstein hanno un fondo di insegnamento che forse con un cartone animato importante come questo potrebbe aiutare molti ragazzi a vedere la scuola in modo diverso : La cultura rende liberi. La cultura spaventa gli altri. La cultura vince sull’ignoranza.
DragonBall insegna che se si vuole ottenere qualcosa bisogna combattere per averla, così come il nostro amatissimo Goku che si spinge oltre la gravità della Terra per ottenere la forza che desidera. Ma questo cartone animato insegna anche che senza lo studio e senza una formazione adeguata non conosceremo mai ciò che ci circonda, neppure le parole descritte alla perfezione su un vocabolario. Ricordiamo tutti quando Chichi rammentò al suo amato saiyan, negli episodi dopo il torneo della prima serie, che le aveva promesso di sposarla. Ciò che più ci fece ridere era proprio l’ignoranza di Goku nel chiedere al suo migliore amico, Crilin, cosa significasse la parola “consorte”. Questo è una riminiscenza assai divertente, ma ci fa capire quanto lo studio sia importante per evitare di rimuginare nell’ignoranza sopratutto per le cose più basilari.

Un ultimo aspetto doveroso da far notare è la profonda amicizia che unisce Gohan e Yunior dalla seconda serie in poi che ha fatto emozionare milioni di persone, ragazzi e ragazze. Nella vita reale, quella che ci circonda, molto spesso dichiariamo un individuo discordante o repellente solo perché è di un’etnia diversa, di razza differente dalla nostra o perché il colore della pelle non rispecchia la nostra personalità. Yunior e Gohan insegnano che queste ostilità, avversioni e disprezzi verso qualcuno con gusti e costumi diversi dai nostri non devono esistere. Molto spesso l’amicizia che può nascere tra due individui di stessa etnia potrebbe essere più debole rispetto all’affetto e alla stima tra due persone totalmente differenti, forse proprio perché ognuno dei due ha da insegnare all’altro.
Stessa sorte d’insegnamento nasce tra il principe dei saiyan Vegeta e la sua adorata mogliettina Bulma. Probabilmente questa coppia ha più valore di quanto si pensi sia negli affetti che nell’amore. Vegeta è fin troppo orgoglioso sia con sé stesso che con gli altri ma quest’ultimo mette da parte questa emozione per il bene di tutti e per evitare la lontananza dei suoi cari.
Nella vita reale, infatti, molto spesso per il proprio orgoglio ci si dimentica che restando sulle proprie opinioni e obiezioni potremmo rischiare di perdere le persone che amiamo e che ci amano solo per guadagnare quella ragione che ci fa sentire più forti e consapevoli, nella nostra ignoranza, di aver ottenuto una vittoria sbagliata.
Come detto prima, DragonBall non è solo un cartone animato. Forse è proprio grazie ai suoi insegnamenti che i giovani possono trovare la bellezza in quelle cose apparentemente noiose o fin troppo faticose. Ma dopotutto il geniale Akira Toriyama ha fatto un ottimo lavoro per rendere questo mondo, anche se di poco, un posto migliore.

Giulia Mariniello

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