LA FIDUCIA DEI SOCIAL

Dietro una tastiera, un leone adesca la sua preda.

Tutto comincia da un semplice “ciao”.
Una risposta tira l’altra e si finisce per chiedere il numero di telefono per scriversi direttamente nella chat di Whatsapp al posto dello storico Messanger. Chi proviene dal Nord, dal Sud o risiede nell’intermedio, ognuno di noi almeno una volta ha pensato di conoscere una persona online cercando in qualche modo di legare, di formare concretamente un sentimento o per minimo un affetto con la speranza che non sia unidirezionale. Alcuni non lo percepiscono, altri invece non lo cercano, eppure nel momento meno opportuno o quando meno ce lo aspettiamo, capita il peggio.
Eh già, il peggio.
Perché proprio in questi casi il leone dietro la tastiera del proprio smartphone esce allo scoperto dal suo piccolo nascondiglio. Chi tra i siti di incontri, chi sui colossi del Web e chi sulle chat anonime. Probabilmente durante un periodo di totale assenza affettiva, di litigi parentali o intrisi nelle amicizie, ci si colloca in posti nei quali nessuno dovrebbe intrufolarsi. Dopo un “come stai”, dopo un “sono contenta di sentirti” e dopo un “mi sei mancato oggi”, ecco che arriva il peggio dei Social.
Chi è sposato e non lo dice. Chi è impegnato da brevi tempi e lo omette e chi ha cattive intenzioni ma si mostra come la dolcezza in persona, forse sarebbe il caso di pensarci ben tre volte prima di aprire una conversazione con un perfetto sconosciuto che abita a più di seicento chilometri di distanza. Probabilmente i più cattivi sono quelli che lasciano affezionare l’altro conoscente e poi mandano tutto quel “rapporto” astratto a farsi benedire. Purtroppo non tutti, me compresa, hanno capito quanto le persone possano essere crudeli e senza sentimenti dinnanzi a quegli individui che, al contrario, sono ricche di moralità e sensibilità. Chi si dimostra affettuoso anche attraverso una telefonata di quattro ore e poi, alla fine, per un malinteso sciocco e privo di significato, il lato peggiore della distanza esce allo scoperto come un uragano nel bel mezzo del mare. Ciò che più mi ha colpita è stata la vera crudeltà di una persona che avevo conosciuto un anno fa. Mi confessò con quanta speranza desiderasse che trovassi la cosa più bella della mia vita per perderla di colpo nel desiderio di percepire la mia sofferenza più totale. Se fossi stata dinnanzi a lui molto probabilmente avrei utilizzato la violenza. Ma in fin dei conti il tempo ha guarito tutte le ferite e mi ha insegnato una lezione che talora e in là non scorderò più.
Mai fidarsi dei Social.

Giulia Mariniello

LA CATTIVERIA DELL’IMMAGINAZIONE. parte 3

Libri, film e serie tv.

Dopo un bel po’ di giorni, e per questo mi scuso con chi ha seguito i due articoli precedenti, sono tornata con il terzo personale pensiero che da qualche settimana, se non di più, mi sono proposta di pubblicare.
Non ripeterò quello che ho scritto nella prima e nella seconda stesura, meglio leggere con curiosità che con gli spoiler in vista.
Tra libri e film ho girovagato un po’ con la mente, ho assecondato i miei pensieri per iscritto e ho sentito l’assoluto bisogno di condividere con tutti quello che pensavo, tra rabbia, rancore, tristezza e amarezza.

Oggi terminerò con l’ultimo step : Serie Tv.
Vi ricordate di Charry Season? La serie turca uscita qui in Italia nell’anno 2014?
Ora che lo scrivo mi rendo conto che sono passati tanti anni, a quei tempi andavo ancora a scuola e pensarci mi lascia con un magone alla gola.
Premetto che non ho nulla da criticare su quella serie, personalmente l’ho trovata bellissima, romantica e ad effetto sorpresa. Durava circa un’ora e andava in onda dopo la puntata de “Una Vita“, la serie televisiva spagnola che tutt’ora non smette di appassionare milioni di telespettatori, dai più giovani ai più adulti. Se avete letto i primi due articoli precedenti a questo, saprete già a cosa con quest’ultimo mi voglia riferire.
Probabilmente tutti ormai conoscono Ayaz Dinçer, uno dei turchi più affascinanti mai visti nella TV italiana. Il suo vero nome è Serkan Çayoğlu, non so come si pronuncia, ma la sua di pronuncia per salutare il nostro Paese al fine puntata ci lasciava con la bava alla bocca. Mi rendo conto, e devo ammetterlo, che la nuova serie TV mandata in onda da qualche settimana, ovvero “Daydreamer – Le ali del sogno”, non ha alcun punto in meno data la possanza e la bellezza letteralmente animale di Can Yaman. E forse oggi mi soffermerò su entrambe le pellicole citate.
Sarò cattiva, maligna, forse poco intelligente o troppo critica -o autocritica- , ma la speranza di tante ragazze, di tante donne e di tante altre sognatrici, non è venuta a mancare quando hanno gettato gli occhi su quei pezzi di manzi. Dunque tutte si sono poste una domanda : Perché non a me?
Vi è mai capitato di essere usciti in un gruppo di amici, averne conosciuti altri e all’improvviso i vostri occhi si son soffermati su un uomo bellissimo, con una camicia avvitata, dei pantaloni formali a sigaretta e delle scarpe azzeccate all’abito? Forse avete pensato : “E’ stupendo!” o “Magari fosse mio!”. E’ ovvio che esistono anche altri uomini che hanno la possibilità di essere stupendi e maledettamente affascinanti con un bermuda, ma la camicia e la giacca rendono il sesso opposto il…sesso in persona.
Purtroppo però la società di oggi mette a dura prova quel desiderio, quella voglia impellente di voler essere accettati dai più belli perché dopotutto l’occhio vuole la sua parte. Ma in quanti e in quante, e non mentite, vorrebbero un uomo come Can Yaman? O come Serkan Çayoğlu?
Il prototipo di coppia è : I più belli si uniscono ai più belli. I più brutti si uniscono ai più brutti.
Grazie a Dio i casi contrari e misti esistono, una prova effettiva l’ho constata personalmente anni fa e tutt’ora è ancora valida.
Eppure, nonostante tutto, nonostante i vari tentativi di lasciar intendere quanto una persona possa essere bella dentro anche se fuori lasci un po’ a desiderare, nulla sembra cambiare in meglio. Ayaz si era innamorato di Öykü per la persona meravigliosa, timida, impacciata, amorosa e tenera che era. Ma se il suo aspetto fosse stato diverso? Probabilmente molte ragazze, soprattutto quelle poco accettate da loro stesse, avrebbero potuto vedersi in un altro modo, avrebbero potuto comprendere quanto nel mondo esistano ragazzi -uomini- meravigliosi a cui non interessa quel chilo di troppo, quel chilo che però mette in risalto una curva in più. La cattiveria dell’immaginazione si è fatta sentire e si è fatta vedere nei libri, nei film e nelle serie TV. La condivisione di questi articoli è stata chiarificata dalle sensazioni e dalle opinioni venute fuori al seguito di eventi principalmente personali.
Vi ricordo dunque che essendo questo un pensiero puramente personale, è di conseguenza assolutamente contestualizzabile.

Giulia Mariniello

LA FOTOGRAFIA

Quel cartoncino lucido che non passa mai di moda.

Telefoni, Hard Disk, Google Drive e oramai anche Amazon Photo, sono strumenti che ci aiutano a mantenere vividi quei ricordi di anni fa, quando avevamo scattato quella foto in un bar o su un praticello verdognolo forse un po’ troppo umido. Con la nuova tecnologia abbiamo la possibilità di conservare varie sfaccettature ricorrenti ad anni precedenti e di poterle quindi rivedere ogni volta che vogliamo. Ma quanta differenza c’è tra il digitale ed il cartaceo?
La nuova generazione possiede vari album fotografici dei propri genitori raffigurati su cartoncini antichi e consumati, ma contengono nella loro vecchiaia il sentimento e il significato concreto di quella giornata passata con i nonni o con i propri amici. Purtroppo molti sottovalutano questo aspetto, dover eliminare alcune fotografie dal cellulare per dare più spazio alla memoria interna, e dando quindi alcuna attenzione verso quel dato fotografico distrutto che negli anni seguenti poteva lasciar scorrere i vari ricordi di una meravigliosa giornata passata in compagnia. Non tutti sanno che conservare le varie fotografie dopo averle stampate, è forse uno dei passatempi più belli di sempre. Guardare e riguardare quella persona, quel fiore, quel caffè rovesciato sul tavolo, quel sorriso spensierato e tutto quello che si ricollega ad una frase che tutti dicono, ma pochi comprendono : “Che bei ricordi”.
Ormai la fotografia nella generazione d’oggi è più rivolta per mostrare e dimostrare agli altri quanto una persona possa essere fotogenica, resa adatta al pubblico e di conseguenza commentata sui social, ma non dai figli che avranno in futuro. Pochi sono i giovani che si interessano a conservare i propri ricordi su un cartoncino lucido e molti sono quelli che si pentono di non aver concretizzato quel ricordo attraverso un album. Probabilmente il pensiero ed il rammarico di aver eliminato quell’elemento che raffigurava noi stessi con la propria famiglia o con i propri amici, arriva quando cominciamo a chiederci : “Ti ricordi quando…”

Giulia Mariniello

Instagram, Facebook, Twitter

Social così utili quanto pericolosi.

Tre mezzi di comunicazione, un grande complesso generale che aiuta migliaia di persone ad interagire tra loro a causa della distanza o semplicemente per puro svago e divertimento, tra video ed immagini significativi e qualche spruzzo di fantasia tra frasi e pensieri. Tre singoli social con migliaia di gruppi, pagine e hashtag per giovani e meno giovani, qualche riunione su una chat di classe o idee fotografiche divertenti, i così detti MeMe infiniti. DragonBall, Onepiece, My Hero Academia, Attack on Titan e tanti altri anime (cartoni animati) che si possono trovare su questi tre colossi del web, andando a spulciare qualche immagine amorosa tra Chichi e Goku, una emotiva di All Might e Midoriya, o il sangue spruzzante durante la trasformazione di Eren Yeager nel suo splendido e tenace gigante. Nonostante alcuni osservino solo l’aspetto più tenue e pacato di Facebook, bisogna però ricordare che è un mezzo di comunicazione anche per le brutte notizie, per le forti fotografie ad impatto emotivo o per quello che realmente accade nel mondo. Molti video o gif (immagini in movimento) non sono stati censurati proprio per diffondere con chiarezza quello che accade attorno a noi. Un esempio lampante è il bullismo.
Alcuni filmati diffusi sul web e finiti sui tre social che oramai tutti nel nostro tempo continuano ad utilizzare, mostrano con trasparenza quanto un ragazzo o una ragazza vengano presi di mira soltanto per pavoneggiarsi sul proprio profilo e, quindi, cercare di farsi rispettare e temere da chiunque con azioni riprovevoli. Ciò che più disturba però sono proprio coloro che filmano l’accaduto, quelli che dovrebbero essere i primi a fermare la diffusione di tali atti e per fermare la catena di comando che, purtroppo, tende ad espandersi sempre di più. Un esempio che ha colpito tutti è la vicenda agghiacciante della giovane Carolina Picchio. Nonostante avesse un’intera vita davanti a sé, la quattordicenne decise di spezzarla gettandosi dal balcone di casa sua nel cuore della notte. Questo perché nei giorni precedenti le riprese fatte a quest’ultima nella casa di un suo amico mentre lei era, purtroppo, ubriaca, hanno dato voce ai mal pensati e alle persone ignoranti. La sera in cui il video divenne virale, la ragazza osservò basita e disgustata i commenti ricevuti da persone che neppure conosceva e che mai aveva visto dal vivo o parlato in una chat privata. La giovane Carolina, dunque, amareggiata a causa del suo debole carattere, divulgò un suo personale video in cui le sue parole forti come “Non capisco perché c’è gente così cattiva al mondo”, fecero il loro percorso dando una buona lezione a coloro che in futuro o in quel presente volevano mostrarsi spavaldi e prepotenti con i propri coetanei. Al giorno d’oggi se su Instagram ci si mostra nel modo più provocante possibile allora tutti, sopratutto i ragazzi, non destano alcun tipo di offesa. Se ci si mostra nel modo meno appariscente possibile allora i commenti di cattivo gusto arriveranno sempre, andando a colpire quel piccolo dettaglio che neppure il pubblicatore aveva notato. Se ci si dimentica di modificare una fotografia per eliminare un rotolino sull’addome, gli insulti da parte di individui mai conosciuti prenderanno il sopravvento nella sezione “commenti”. Se invece una bella ragazza mette in mostra il proprio décolleté o il suo fondo schiena senza pudore, i complimenti saranno i primi ad arrivare. Nella vita reale il bullismo è unito al cyber bullismo e insieme formano una squadra distruttiva per radere al suolo l’autostima di una persona, sopratutto se questa ha un carattere differente da chi è forte di spirito. Instagram, Facebook e Twitter non sono stati creati per deridere altre persone o per pubblicare opinioni irrispettose. Vorremmo ricordarvi che quegli “amici” della giovane Carolina Picchio, tutt’oggi sono convinti di avere una coscienza pulita e di non aver fatto nulla di male quando avrebbero DOVUTO evitare di diffondere immagini in cui la loro amica stava per perdere i sensi e invece di aiutarla, l’hanno usata per imitare atti sessuali.
Pensate prima di agire perché un giorno dovrete combattere contro gli errori del passato che probabilmente vi tormenteranno per il resto della vostra vita.

Giulia Mariniello

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